Le metropoli del nostro domani: Tokyo

Tokyo pulsa energia da tutti i pori. Andata distrutta due volte nel corso del XX secolo, prima dal terremoto e poi dalle bombe, in entrambe le occasioni la capitale del Giappone è saputa risorgere dalle proprie ceneri. Da molti è considerata la megalopoli del futuro, popolata da 22 milioni di abitanti, circa 30 nell’area metropolitana (per la prima volta quest’anno il numero degli abitanti delle città ha superato quello delle campagne). In essa vive un’alta concentrazione di cervelli, tra i più evoluti in campo tecnologico ed economico della società avanzata.
Sulle sue strade scorrono ininterrottamente fiumi di automobili, accompagnate ai lati da enormi schermi a Lcd da 65 pollici in alta definizione, la nuova frontiera della pubblicità digitale, che bombardano il viaggiatore d’informazioni e notizie commerciali, offuscando il bagliore che segna il confine tra realtà e iper-realtà virtuale… soddisfando, in tal modo, la massima che vuole che il Capitalismo ha orrore del nulla. Da questa sensazione di vacuo, inutile, vuoto assoluto, nella ipertecnologizzata società giapponese si originano gravi fenomeni di disagio, come l’ “Hikikomori” che vuol dire reclusione, una strana malattia (mentale) di cui soffrono giovani e anziani, che si tappano in casa tagliando i rapporti con l’esterno. In Giappone, che ha anche il tasso di nascite tra i più bassi del mondo, è abbastanza presente il fenomeno dei suicidi di massa, dove giovani “svuotati da un vivere metropolitano” si incontrano su internet, per pianificare il loro suicidio.
D’altronde, la crescita a dismisura della città, le automobili, l’aumento dei consumi energetici che queste città impongono, hanno portato la società giapponese alla doppia crisi che sta sconvolgendo il nostro pianeta: l’aumento del prezzo dei prodotti di base e il caro petrolio. Se n’era parlato proprio in occasione dell’ultimo vertice dei G8 a Toyako, nell’isola di Hokkaido, dove il Giappone, con priorità assoluta, si è impegnato a dimezzare le emissioni di gas responsabili dell’effetto serra entro il 2050.
Difatti, su alcuni edifici governativi del centro della città c’è la prova della svolta ambientale: pannelli solari e macchine per catturare l’energia eolica sono alcuni esempi di come il Giappone abbia preso sul serio la sfida col caro petrolio. In questo caso la bolletta energetica viene alleggerita anche da una pila di acido fosforico (PAFC), collocata nei sotterranei dell’edificio, realizzata dalla Fuji Electric system, azienda leader nella ricerca delle fonti energetiche alternative. Qualcosa di simile si trova anche nei sotterranei del Nagoya Sakae Washington Hotel.
Su un avveniristico pannello solare leggerissimo e flessibile in silicio amorfo, con uno spessore inferiore al millimetro, in pratica una batteria trasformata in pellicola, si possono ricavare 50 watt da un metro quadrato. Già dai prossimi mesi sarà disponibile sul mercato un mini pannello pieghevole che fungerò da caricabatteria da viaggio per cellulari. Costo: 30 euro.
Tokyo, che nel 2025 vedrà realizzato un altro dei suoi fantasmagorici progetti: dovrebbe prendere il via un nuovo shinkansen (rete ferroviaria giapponese di treni ad alta velocità) per i cosidetti “treni proiettile” (500km/h) a levitazione magnetica (maglev) che la collegherà ad Osaka, ha dalla sua la forza giovane del Paese, cresciuta a pane e tecnologia, la quale, oltre ad imparare a risparmiare energia, inventa e realizza oggetti straordinari.
C’è chi ha inventato un sistema che produce elettricità dalle vibrazioni del suolo: sull’Akinadaohashi Bridge, sul fiume Arakawa, una serie di piccoli generatori trasformano le micro-vibrazioni generate dal passaggio dei veicoli in energia che serve ad alimentare l’illuminazione notturna. L’impianto sfrutta il principio delle casse acustiche ma lo inverte: le vibrazioni generate dal passaggio delle auto vengono convertite in elettricità, così come all’interno di un cavo audio gli impulsi elettrici vengono trasformati in vibrazioni che raggiungono le casse acustiche.
Ma ci sono altre idee, sempre realizzate dallo stesso giovane inventore, come quella di produrre elettricità dalle vibrazione sonore emesse da sirene, aerei, treni… persino da un nostro liberatorio urlo… Non male, direi!
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