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08  ago
31

I cacciatori di balene giapponesi attaccati da un loro ex-alleato

Condividi | Inserita da Ale in Approfondimenti alle 00:51 | via agireora.org

Shigeko Misaki, ex consulente dell’associazione dei cacciatori di balene giapponesi, consiglia di farla finita con la caccia alle balene.

L’industria baleniera giapponese è alla ricerca sempre più disperata di ridicole ragioni per giustificare il massacro delle balene da un punto di vista ambientalista.

Prima hanno detto che devono uccidere le balene per proteggerle, perché le balene mangiano il pesce, e troppe balene mangiano troppo pesce e quindi alcune di loro finiscono per morire di fame. Che pensiero gentile da parte loro!

Poi hanno detto che le balene stavano consumando tutti i pesci degli oceani e dovevano essere messe sotto controllo prima che queste specie di pesci arrivassero all’estinzione. Che assurdità!

E ora il capo dell’Associazione della Pesca in alto mare Giapponese, Kunio Yonezawa, un ex commissario della IWC (la Commissione Internazionale sulle Balene) sta sostenendo che la caccia alle balene è “un’alternativa verde all’allevamento moderno”.

Sta anche sostenendo che “da un punto di vista ecologista è molto migliore, in termini di cambiamenti climatici, rispetto a mangiare gli animali terrestri, specie se si considerano gli allevamenti intensivi… Per produrre 1 kg di manzo si producono 18,4 kg di emissioni del gas serra CO2, mentre per produrre 1 kg di carne di balena si emettono 2,9 kg di CO2″.

Queste cifre sono ovviamente sospette, se si considera l’incredibile quantità di carburante diesel che la flotta baleniera giapponese consuma ogni anno, ma affermare che uccidere le balene contrasta l’effetto serra è al di là della definizione di ridicolo e rientra nella dimensione della pazzia più totale. E poi ovviamente c’è sempre l’opzione vegetariana.

Questo è stato davvero troppo per Shigeko Misaki, una ex consulente della Associazione Baleniera Giapponese e ex consulente dell’Istituto per la Ricerca sui Cetacei (ICR). E’ anche autrice della “Storia e Scienza delle Balene”.

Secono Misaki:

“… Io ora sono in pensione e distaccata da molte delle controversie sulla caccia alle balene. Tuttavia, i rapporti che si leggono su Internet dei ‘progressi’ finora raggiunti mi convincono che questa stagione sia la più opportuna per la decisione del governo giapponese di sospendere tutte le operazioni di caccia alla balena dell’Oceano del Sud.”

“Dico questo perché sono convinta che la caccia alle balene non dia un contributo alla prevenzione del riscaldamento globale. Pensiamo solo al costoso carburante che la flotta giapponese consuma nel suo viaggio verso l’Antartico, più quello consumato dalla nave frigorifera che trasporta i prodotti di balena verso il mercato giapponese. Lungo gli anni, la navi di ricerca giapponesi hanno creato disastri nell’oceano quando si sviluppavano incendi, dovuti al malgoverno della nave. Aggiungiamo a questo tutta la confusione fatta dai gruppi animalisti che hanno attaccato le baleniere. La caccia commerciale alle balene non è in grado di giustificare i costi ambientali. Il dibattito sui ‘chilometri cibo’ non ha toccato la carne di balena. Perché il governo non prende più seriamente la questione ed elimina la caccia alla balena in ogni sua forma, tranne per la caccia costiera su piccola scala?”

Finalmente un vero dibattito in Giappone! E’ uno sviluppo positivo vedere un ex membro dell’industria baleniera come Shigeko Misaki criticare apertamente la caccia alle balene, e l’ha fatto nel Japan Times, un giornale giapponese in lingua inglese, sapendo che questo avrebbe attratto l’attenzione internazionale.

La sua dichiarazione non condanna la caccia alla balena, ma apre la porta a una stretegia di uscita onorevole per i cacciatori – usare il costo sempre maggiore del carburante, e le preoccupazioni per il cambiamento climatico e i km cibo come ragione per smettere di cacciare.

Ma c’è anche un’opposizione crescente all’interno del Giappone da un’ampia fascia di pubblico. C’è la preoccupazione che la caccia alle balene crei una cattiva reputazione al Giappone nel resto del mondo, sia un’industria non sostenibile ecologicamente e sia causa di relazioni diplomatiche imbarazzanti con le altre nazioni. Ed è comunque un’industria in perdita.

L’ICR è fortemente indebitato con il governo giapponese per i sussidi ricevuti, e sono stati in grado di raggiungere solo la metà della quota concessa di balene nelle ultime due stagioni, grazie agli interventi di Sea Shepherd.

Sono alla corda, economicamente e politicamente e tutto quello che dobbiamo fare è tenerli sulla corda, dobbiamo continuare a colpirli e far perdere loro soldi e metterli in imbarazzo.

La guerra per salvare le balene dal crudele massacro illegale della flotta baleniera giapponese può essere vinta, se non ci ritiriamo o ci arrendiamo, e di certo Sea Shepherd non ha intenzione di farlo.





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