Hikikomori – Giovani in volontaria reclusione
Giovani che rifiutano la società e la vita pubblica, chiusi in casa con un unico mezzo di comunicazione: internet.
Non è il ritratto dell’adolescente di oggi ma un fenomeno comportamentale che sta prendendo piede in Giappone e che mostra tracce preoccupanti anche per la nostra società.
Li chiamano hikikomori sono giovani giapponesi, per lo più di sesso maschile, compresi in una fascia d’età che va dalla prima adolescenza fino ai trent’anni. Terrorizzati perché esclusi da un sistema sociale estremamente competitivo.
Difficile indagare le cause del fenomeno. Molti casi di hikikomori nascono a causa di problemi scolastici o disturbi di carattere psicologico ma anche per problemi lavorativi. In Giappone è motivo di vergogna per sé e per la propria famiglia essere lavoratori precari. La reazione è drastica, i ragazzi si chiudono nella propria camera per non uscirne più se non in fugaci raid notturni per procacciarsi il cibo nei market aperti 24 ore su 24, comunque in opposizione ai ritmi di vita consueti. I giovani Hikikomori lasciano la scuola, abbandonano anche gli amici, interrompono ogni tipo di comunicazione trascorrendo lunghissimi periodi in completo isolamento.
Secondo una stima del Ministero della sanità giapponese il 20% (oltre un milione) degli adolescenti maschi giapponesi sarebbe hikikomori. In realtà sembrerebbe che questo disagio riguardi anche le ragazze. La società giapponese non approva gli hikikomori e li definisce malati, anche se medici e terapeuti sostengono che non si tratti di malattia.
Scambiato per diverso tempo per dipendenza da internet il fenomeno degli hikikomori nasconde valenze ben più ampie. Esso è una vera e propria critica alla pressione sociale, in una società come quella giapponese che ha sofferto l’incontro con l’Occidente. Il rifiuto degli hikikomori è una forma assoluta di critica sociale di fronte a situazioni e processi che riguardano anche la nostra società e che stanno preoccupando anche gli “occidentali”.
Carla Ricci analizza il fenomeno nel libro di recente pubblicazione: “Hikikomori: adolescenti in volontaria reclusione”.
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