“Giapponesi tornate a zappare”
L’economia giapponese è in piena recessione, le esportazioni crollano e le fabbriche si svuotano. Di mangiare, però, c’è sempre bisogno: peccato che ci siano sempre meno agricoltori disposti a spaccarsi la schiena, l’emblema di un Paese sempre più vecchio. E allora, perché non mandare alcuni dei nuovi giovani disoccupati nelle campagne, sperando che diventino i contadini e gli allevatori del futuro? Il governo di Tokyo ha deciso che vale la pena di provare. Nelle prossime settimane, 800 persone che hanno appena perso il lavoro parteciperanno a dieci giorni di full-immersion in fattorie e allevamenti, completamente pagati dallo Stato.
Da aprile, a una cinquantina di giovani nelle stesse condizioni saranno offerte permanenze di un anno nei villaggi. Il programma «punta ad arruolare potenziali successori per il settore agricolo e ittico. Speriamo che alcuni dei partecipanti si stabiliscano nei villaggi in pianta stabile», ha auspicato un funzionario del ministero dell’Agricoltura. «Basterebbero anche piccole cose: mostrare come creare un blog potrebbe essere di grande aiuto a contadini e pescatori, per promuovere i loro prodotti», ha aggiunto. In un Paese con aspettativa di vita più alta del mondo (81 anni) e un tasso di nascite tra i più bassi (1,34 figli per donna), le campagne giapponesi sono ormai popolate in gran parte da anziani. I giovani scappano verso le città in cerca di un impiego. Ma con la crisi attuale, è più facile perdere il lavoro che trovarlo. Le esportazioni, pilastro dell’economia nazionale, sono crollate e uno yen tornato forte – negli ultimi quattro mesi si è apprezzato del 25 percento nei confronti dell’euro – le penalizzerà ancora di più.
Il mercato dell’auto è fermo. Tagliano tutte le grandi aziende, dalla Toyota alla Nissan: la prima chiuderà le sue fabbriche per 11 giorni nei prossimi due mesi, per la mancanza di ordini. Entro marzo, si calcola che 85 mila giapponesi saranno licenziati. Il tasso di disoccupazione, al 3,9 percento, rimane un’inezia in confronto all’Europa. Ma nel Giappone famoso per l’orgogliosa identificazione del lavoratore con la sua azienda, è la prima vera crisi al tempo della flessibilità. La maggior parte dei licenziamenti colpisce infatti gli haken, i lavoratori temporanei, ormai un terzo del totale. Il fenomeno è frutto delle politiche introdotte dall’ex premier Junichiro Koizumi nel 2004. Una riforma all’americana: meno garanzie per i lavoratori, più libertà per le aziende. È andata bene nel momento in cui l’economia giapponese sembrava poter riemergere dal declino degli Anni Novanta.
Ma ora è arrivato il conto. E dato che la maggioranza degli haken vive nei dormitori dell’azienda, insieme al lavoro perdono anche la casa, diventando homuresu. Spesso da un giorno all’altro. Alla vigilia di Capodanno, in un parco di Tokyo di fronte al lussuoso Imperial Hotel, il governo ha messo su un rifugio per i senzatetto freschi di licenziamento: i 250 posti sono andati esauriti in poche ore, e si sono dovuti trovare un auditorium e palestre in disuso per ospitare gli homuresu in eccesso. Altri disoccupati – oltre cinquemila, calcola il ministero del Lavoro – dormono anche tre-quattro giorni alla settimana negli Internet café, che fanno pagare un affitto modico in cambio di un minuscolo spazio letto. La linea telefonica nazionale contro i suicidi ha segnalato un’impennata di chiamate da parte di ex lavoratori disperati.
Manca la fiducia, anche nel governo. Il consenso di cui gode il primo ministro Taro Aso, in carica da settembre, è già sceso al 20 per cento. Dopo il popolare Koizumi, in poco più di due anni si sono già alternati tre premier, tutti con risultati deludenti. L’opposizione chiede nuove elezioni. Ma il Partito Liberal-democratico, sempre al potere dal dopoguerra a parte una parentesi di dieci mesi, non sembra intenzionato ad andare alle urne. In questo contesto, ci sarà chi assemblava macchine e ora cercherà un futuro tornando alla terra. Ma la campagna non è un’isola felice, e potrebbe esserlo ancora meno se l’ultima invenzione dei creativi giapponesi prenderà piede. Due giorni fa, l’Università dell’agricoltura e della tecnologia di Tokyo ha presentato una tuta-robot progettata per assistere gli agricoltori nel raccolto. Forse non sarà capace di creare un blog, ma aiuterà i sempre più vecchi contadini giapponesi a stare chini tutto il giorno.
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