Pena di morte 2008. Il sistema giapponese delle esecuzioni efficienti
Dopo quindici mesi di moratoria de facto voluta dal precedente ministro della giustizia Seiken Suguira, le esecuzioni sono riprese il 25 dicembre 2006 con quattro impiccagioni. Poi, nel 2007, le esecuzioni sono state riprese con regolarità, raggiungendo nell’anno un totale di nove giustiziati, il numero più consistente dal 1976. Un’impennata delle esecuzioni se si pensa che dal 1998 al 2005 si sono registrate in Giappone 16 esecuzioni in tutto.
Un sistema di morte: Il primo febbraio, tre condannati a morte per omicidio vengono impiccati. Sono le prime esecuzioni del 2008. Ma c’è una novità. Per la prima volta il ministro della giustizia giapponese, Kunio Hatoyama, rende pubblica l’identità dei tre condannati. Se da una parte la ricerca di una maggiore trasparenza sulle esecuzioni risponde alle pressioni esercitate dagli organismi internazionali dopo la firma della moratoria contro la pena di morte, dall’altra questa trasparenza è inquadrata in nuova strategia che intende definire la politica delle esecuzioni in modo metodico e più efficiente. “È una grande maggioranza del Paese che ce lo chiede – ha detto Hatoyama alla Dieta giapponese – ed è favorevole a proseguire con intransigenza”, ovvero “eliminando i ritardi tra la condanna e l’esecuzione”. La legge che Hatoyama vuole eliminare è la norma che prevede la firma del ministro della giustizia prima di ogni esecuzione. La firma del nullaosta per l’esecuzione deve essere apposta entro sei mesi dalla condanna definitiva. Spesso, però, i condannati attendono degli anni prima di essere giustiziati. Un sistema di morte “industrializzato” che rende ancora più odiosa la procedura giapponese in materia di pena capitale. I condannati a morte, infatti, vengono avvertiti della loro esecuzione solo un’ora prima, e le famiglie informate solamente a esecuzione avvenuta. Per limitare possibili ricorsi in appello le esecuzioni avvengono molto spesso di venerdì.
Pro moratoria: Il 10 febbraio 2008, in risposta alle prime esecuzioni dell’anno (sedici dal 25 dicembre 2006) un gruppo bipartisan di parlamentari giapponesi ha presentato un disegno di legge per una moratoria di quattro anni sulla pena di morte che, secondo la Bbc online, dovrebbe cominciare a breve il suo iter nella Duma di Tokio. L’iniziativa ha raccolto il plauso della Federazione giapponese degli avvocati che ha chiesto la sospensione delle esecuzioni per “approfondire il tema a livello nazionale”. Il rappresentante di Amnesty International in Giappone, Makoto Teranaka, rinnovando l’appello per la moratoria, ha ricordato che “c’è una tendenza che va totalmente contro quella che a livello mondiale vuole abolire la pena capitale ed è una vergogna per il Giappone”. Una tendenza che sarà difficile invertire visto che i sondaggi continuano a presentare una maggioranza dei cittadini giapponesi favorevole alla pena di morte per reati efferati come omicidio e pedofilia. Sentimento popolare che si è acuito soprattutto dopo gli attacchi con il gas nervino alla metropolitana di Tokio nel 1995. Shoko Asahara, ex leader della setta Aum Shinrikyo, responsabile di quell’attento che provocò la morte di 12 persone e l’intossicazione di almeno 5.500, è tuttora nel braccio della morte in attesa dell’esecuzione. La situazione processuale degli imputati passibili di condanna alla pena capitale, anzi, peggiorerà nel 2009. Il governo di Tokyo, cavalcando i risultati dei sondaggi, ha infatti fissato nel 2009 l’avvio di un nuovo sistema giudiziario che prevede la presenza in aula di giudici non togati scelti tra i cittadini.
Ultimi istanti di vita: Per sensibilizzare l’opinione pubblica giapponese sul tema della pena di morte, una radio nipponica ha deciso di trasmettere a maggio, sulle frequenze della Nippon Cultural Broadcasting, la registrazione di un’esecuzione capitale avvenuta nel 1955 in un penitenziario di Osaka. Si sente la guardia carceraria che notifica al condannato l’esecuzione; si sentono le preghiere buddiste dell’uomo e per finire il suono secco del cappio che si chiude sul collo del condannato.
“È importante che la gente sappia davvero cosa significa un’esecuzione capitale” – ha fatto sapere in una nota l’emittente radiofonica.
Minori: In Giappone, i condannati a morte possono essere giustiziati solamente se hanno raggiunto i 18 anni. Le esecuzioni capitali dei giovanissimi sono comunque rare, visto che la maggiore età parte dai 20 anni. Nel 1999, un diciottenne si introduce nell’abitazione di una donna di 23 anni, la violenta, la strangola e uccide la figlia di 11 mesi. In appello l’ergastolo viene commutato alla pena capitale. “La mancata premeditazione non è motivo sufficiente per evitare la pena di morte” – ha commentato Yasuhide Narazaki, presidente dell’Alta corte di Hiroshima.
“Non è qualcosa di cui rallegrarsi. Ho accettato la decisione del giudice – ha detto Hiroshi Motomura, marito e padre delle due vittime – C’è una punizione per cui la mia famiglia è stata compensata in una certa misura, anche se i risultati finali sono la morte di mia moglie e mia figlia e dell’omicida. Non è un fatto positivo della società”.
Meglio cambiare. No: Il cambio al vertice del ministero della Giustizia non cambia la linea di intransigenza avviata dal dicastero di Kunio Hatoyama detto “il boia”, avendo autorizzato 13 esecuzioni in appena dieci mesi di carica. Okiharu Yasuoka (ex giudice e già ministro della giustizia nel 2000, nuovo guardasigilli giapponese subentrato ad agosto, ha subito spiegato in una conferenza stampa “che la pena di morte debba essere mantenuta in quanto è sostenuta dalla popolazione”.
A sostenere la tesi di Yasuoka, un sondaggio dal quale risulta che oltre l’80% dei giapponesi è favorevole alla pena di morte.
Già a metà giugno, il primo ministro Yasuo Fukuda, parlando nel corso di una tavola rotonda a Tokyo, ha affermato che “non c’è nessuna ragione di cambiare anche se dobbiamo considerare il trend comune che si sta affermando nel mondo”.
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