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09  apr
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Missile nord coreano, il day after in Giappone

Condividi | Inserita da Ale in Cronaca alle 19:13 | via ilsole24ore.com

5 aprile 2009. Manifestanti bruciano la sagoma di un missile nord-coreano e il ritratto di Kim Jong-il davanti all'ambasciata americana a Seul © ReutersIl tranquillo weekend di paura è passato, con il razzo nordcoreano in traiettoria sopra il Giappone settentrionale. Come ha dimostrato la reazione degli investitori alla Borsa di Tokyo, alla fine si è verificato quasi un “best case scenario”: il razzo, tipo Taepodong-2 , è stato lanciato ma con tutta probabilità ha effettivamente trasportato un satellite (non entrato in orbita) e soprattutto non ha causato pericoli in Giappone né altrove.
Non ci sono stati tentativi di intercettazione a proposito dei quali Pyongyang aveva elevato minacce di guerra.

I giapponesi non hanno rinunciato ai loro “hanami”, i pic-nic sotto i ciliegi in piena fioritura: chi ha parlato di panico ha più che esagerato. Paradossalmente, vari giapponesi hanno espresso timore più per i clamorosi falsi allarmi di sabato: uno a livello locale (nella prefettura di Akita), e uno su scala nazionale, quando è stato annunciato che il razzo era stato lanciato, salvo una imbarazzante smentita a cinque minuti di distanza. Errori umani ma anche, nel primo caso, malfunzionamento di sistemi informatici che lasciano perplessa una nazione che si vanta delle sue conquiste tecnologiche.

Il lancio era stato annunciato per tempo e il governo del premier Taro Aso aveva cavalcato le paure – per un lancio destinato a una traiettoria sopra il nord del Paese – con la mobilitazione di tutto il sistema anti-missilistico e di sorveglianza.
Missili-antimissile “Patriot” erano stati posizionati perfino al pieno centro di Tokyo, nel cortile del Ministero della Difesa. Dopo gli imbarazzanti falsi allarmi, l’opposizione ha esplicitamente accusato il Governo di aver contribuito ad allarmare in modo eccessivo la popolazione: resta tutto da dimostrare, a fatti e misfatti avvenuti, se le maggiori tensioni con Pyongyang possano rafforzare l’attuale partito di governo in vista delle prossime elezioni.

Un sondaggio effettuato tra venerdì e domenica dallo Yomiuri Shimbun indica che la popolarità di Aso risulta in rialzo minimo al 24,3%, cosi come in leggero rialzo dal 64,5 al 66% risulta la percentuale di chi disapprova il suo operato.
Ora però il Giappone si trova di fronte a una situazione strategica in via di rapido cambiamento: la Corea del Nord ha dimostrato i suoi progressi nella tecnologia missilistica, che in futuro potrebbe essere utilizzata a fini militari e persino come mezzo di trasporto di armi nucleari.

Il quotidiano conservatore Sankei ha dichiarato che occorre pensare a un dispositivo militare in grado di attaccare in via preventiva eventuali missili che potrebbero colpire il Paese. Qualche opinione estrema ritiene inevitabile che in futuro il Giappone dovrà dotarsi di proprie armi atomiche, se Pyongyang farà ulteriori progressi nel suo programma nucleare e missilistico.
Al momento, però, c’è poco da fare: Tokyo ha protestato per via diplomatica attraverso Pechino, e ha chiesto e ottenuto la convocazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che ha aggiornato i lavori di fronte all’impossibilità di prendere una posizione comune.

Il Giappone sarebbe favorevole a nuove sanzioni internazionali contro Pyongyang, ma, d’intesa con Washington e Seul, è costretto a puntare su una risoluzione che tenda a condannare l’accaduto e a promuovere un’applicazione rigorosa delle sanzioni esistenti.
Cina e Russia, con il loro potere di veto, non accetteranno l’erogazione di nuove sanzioni al regime dittatoriale e faranno anche in modo di annacquare il più possibile ogni formula di riprovazione.
Tokyo sicuramente estenderà per un anno le sue sanzioni in corso (finora rinnovate ogni sei mesi), rafforzandole dove può, per esempio abbassando il limite per le rimesse dei coreani filo-Nord che vivono in

Giappone: il governo ha annunciato che le linee guida per “nuove sanzioni” saranno approvate venerdì prossimo. Punzecchiature, dal punto di vista di un Kim Jong-Il che può ora accreditare a suo favore un grande successo da spendere sui futuri tavoli negoziali.





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