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09  apr
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Boss Yakuza si fa monaco buddista, pochi gli credono

Inserita da Ale in News varie alle 18:36 | via agi.it

Un corteo di limousine nere si arresta all’ingresso di un edificio a un’ora di strada da Tokyo. Dalle auto scendono silenziosi quattro uomini vestiti in scuro. Al centro, da loro scortato, un altro entra nel palazzo. Potrebbe trattarsi della scena di un film di mafia, ma il tempio buddista e il sacerdote che accoglie il nuovo venuto fanno intuire un plot diverso. Magari, per quanto inverosimile, quella di un boss che si converte a una fede. A dispetto delle perplessita’ maturate tra gli investigatori che indagano sulla Yakuza, la trama e’ proprio quella di uno dei piu’ pericolosi capi della mafia giapponese pronto a diventare un monaco buddista. Perche’ Tadamasa Goto, pero’, abbia scelto di rinchiudersi nel silenzio contemplativo, rinunciando alla guida di un esercito di 1.200 uomini, alleato del clan dominante Yamaguchi-Gumi, non e’ chiaro. A lui, sessantaseienne sanguinario, credono i monaci del tempio Joganij: “Credo che voglia tagliare con il passato e cambiare la propria vita. Ma solo il tempo dira’ se tutto questo e’ vero”, spiega Jishu Tsukagoshi. Coloro che, invece, guardano alle opere in terra di Goto rimandano a quanto accaduto negli ultimi mesi e, in particolare, al cono di luce mediatica che le imprese del boss hanno finito per gettare sull’oscura mafia giapponese.
Dall’operazione di trapianto al fegato, fatta all’UCLA di Los Angeles e ‘pagata’ con una donazione di centomila dollari, alla festa per il suo compleanno, celebrata con l’intervento di cantanti famosi, l’ultima parte della carriera del boss e’ stata tutto tranne che un inchino alla meditazione, alla poverta’ o alla castita’ perfetta. Anche perche’, nel caso della donazione all’ospedale di Los Angeles, a Goto e ad altri tre mafiosi fu permesso di saltare a pie’ pari una lista di decine di pazienti in attesa di trapianto che poi, secondo quanto riporta l’Independent, morirono tutti. Le avventure di Goto non sono piaciute ai capi del clan Yamaguchi: troppo chiasso, troppa pubblicita’. La prospettiva di una guerra interna alla Yakuza o di un’eliminazione piu’ o meno silenziosa di Goto era concreta. Un fisico in declino e le battaglie giudiziarie per sfuggire alle accuse, alla maniera di John Gotti, hanno aperto la strada a un nuovo pensiero nella mente di Goto: meglio bruciare l’incenso che impugnare la pistola e guardarsi continuamente le spalle. E forse, sperano i monaci buddisti, fare di necessita’ virtu’.





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