Tamburi incalzanti dal Giappone
Il battito incalzante delle percussioni genera un ritmo che rimanda direttamente all’essenza ancestrale della vita, alle pulsazioni del cuore. Un richiamo presente in ogni cultura, a qualsiasi latitudine. Ma nelle vibrazioni dei taiko, i grandi tamburi tradizionali giapponesi, la qualità del suono sembra attingere alle profondità della Terra, alla natura ultima dell’essere umano. Ed è su questa percezione istintiva, immediata e universale che hanno costruito la loro fortuna i Kodò, gruppo di artisti che da quasi quarant’anni va studiando le origini della tradizione nipponica. Critici verso il livello e la qualità della loro cultura nazionale del secondo ’900, nel 1971 i Kodò hanno deciso di reagire agli impulsi di modernizzazione del Giappone contemporaneo riscoprendo l’essenza di una filosofia esistenziale che rischiava di perdersi.
Scelta come base l’isola di Sado, nel mare del Giappone, vi hanno realizzato un complesso «ecosistema artistico» in cui è possibile formarsi nelle antiche discipline, e hanno perfezionato le raffinate tecniche percussive giapponesi arricchendole con le influenze di altre arti: la danza, il canto, il teatro. La loro tecnica da virtuosi, frutto di una disciplina severa, si esprime in esibizioni nelle quali la mera esecuzione cede il passo a una forma teatrale che possiede l’aura del rito e dove il corpo umano si piega a coreografie cristalline in cui interagisce continuamente con le percussioni e la loro «magia».
A cinque anni dalla loro ultima esibizione in Italia, i Kodò tornano con «Ekkyo: oltre i confini» (al Teatro degli Arcimboldi il 29 e 30), il nuovo spettacolo con cui sono in tour mondiale. La nuova performance è ispirata al libro di storia più antico del Giappone e rappresenta un coinvolgente mix di tradizione e innovazione. Alla base della filosofia dei Kodò c’è sempre stato un ideale creativo che attinge alla tradizione rituale rendendola comprensibile alla visione del contemporaneo. Il nuovo show, che porta per la prima volta in Occidente alcune danze cerimoniali giapponesi, fa un ulteriore passo avanti, combinando ritmi e melodie antiche con una visione coreografica (di cui è responsabile il primo ballerino Chieko Kojima) in cui si riscontrano suggestioni contemporanee. Le nuove performance dei Kodò continuano così a trarre linfa vitale ed energia dalle forme rituali come «Shishi-odori», danza del cervo tipica della regione Iwate, nel Nord del paese, affidata a ballerini, suonatori e cantanti abbigliati con costumi e maschere elaborati, ma sanno anche sorprendere con gli elaborati «Kagura» e «Nishimonai», frutto di un linguaggio che guarda alla modernità.
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2008


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