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	<title>Giappone 360 •  News dal Giappone &#187; Approfondimenti</title>
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		<title>Mafia giapponese: gli Yakuza</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 17:56:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[yakuza]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi riporto questo interessante articolo sulla Yakuza, scritto da Daniele Bagnoli Riassumere cosa rappresenta la Yakuza per il Giappone è un&#8217;impresa ardua, soprattutto se si ha a disposizione un solo post del blog. Qui sotto riporterò solo alcune delle informazioni utili a capire il mondo della Yakuza, cercando di focalizzarmi sugli aspetti che la rendono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi riporto questo interessante articolo sulla Yakuza, scritto da <a href="http://www.ditadifulmine.com/" target="_blank">Daniele Bagnoli</a></p>
<p style="text-align: justify;">Riassumere cosa rappresenta la Yakuza  per il Giappone è un&#8217;impresa ardua, soprattutto se si ha a disposizione un solo post del blog. Qui sotto riporterò solo alcune delle informazioni utili a capire il mondo della Yakuza, cercando di focalizzarmi sugli aspetti che la rendono una sorta di &#8220;mafia atipica&#8221;, ed un fenomeno tipicamente giapponese nella sua forma.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;origine della Yakuza è un argomento abbastanza controverso. Alcuni ritengono che i membri della mafia giapponese derivino dai kabuki-mono, samurai del XVII° secolo al servizio dello Shogun che, durante l&#8217;era Tokugawa (uno dei periodi più pacifici della storia del Giappone), divennero ronin, coalizzandosi in comunità dedite alla gestione del gioco d&#8217;azzardo e a diverse attività di racket.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma i membri della Yakuza moderna rifiutano queste origini, proclamandosi discendenti di &#8220;servitori della città&#8221; (machi-yokko), eroi a difesa dei poveri e dei contadini durante il medioevo giapponese.<br />
Qualunque sia l&#8217;origine della Yakuza, tuttavia, questa organizzazione criminale è ramificata a tal punto in Giappone da controllare diversi aspetti della vita sociale ed economica del Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">occorre inoltre tenere in considerazione che la Yakuza è stata utilizzata più volte da governi stranieri e dallo stesso governo Giapponese per attività sporche. Il primo padrino moderno, Yoshio Kodama, si occupò di spionaggio e di traffico di materiali (da minerali a droga) da e verso la Cina per conto del governo giapponese, tanto da guadagnarsi il rango di ammiraglio. Kodama inoltre venne ingaggiato dalla CIA in più di un&#8217;occasione, vista la sua avversione nei confronti del comunismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per non parlare delle multinazionali e delle aziende giapponesi, che fanno spesso affidameno sulla Yakuza per ottenere nuove aree di influenza. Un esempio è lo scandalo della Lockheed del 1976, quando Kodama venne pagato due milioni di dollari per influenzare il mercato giapponese degli aerei e cacciare la McDonnell-Douglas e la Boeing a favore della Lockheed.</p>
<p style="text-align: justify;">La Yakuza si divide in tre categorie generali:<br />
- Tekiya: venditori ambulanti, le cui radici si fanno risalire al XVIII° secolo. Erano essenzialmente i venditori di &#8220;olio di serpente&#8221; delle zone rurali e del mercato nero, soprattutto durante la Seconda Guerra Mondiale.<br />
- Bakuto: i bakuto sono i gestori del gioco d&#8217;azzardo. Inizialmente itineranti, si occupavano del gioco dei dati e dell&#8217; hanafuda, una collezione di carte utilizzata per diversi giochi.<br />
La tradizione dei membri della Yakuza di ricoprire il proprio corpo con elaborati tatuaggi (irezumi) deriverebbe proprio dai bakuto. I tatuaggi irezumi sono ancora oggi eseguiti secondo un metodo manuale attraverso aghi di acciaio o di bambù, una procedura dolorosa e lunga che può richiedere anni per essere completata.<br />
- Gurentai: i gurentai sono criminali che seguono la scia dei gangster occidentali, principalmente dediti all&#8217;estorsione ed alle minacce. Hanno portato la malavita giapponese ad un nuovo livello di violenza, introducendo l&#8217;uso di armi da fuoco durante il secondo conflitto mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-4220"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Un membro della Yakuza è ben fiero di essere un considerato un &#8220;reietto&#8221;. Yakuza infatti deriva da un dialetto regionale, ed ha questo significato:<br />
- &#8220;ya&#8221;: numero 8<br />
- &#8220;ku&#8221;: numero 9<br />
- &#8220;sa&#8221;: numero 3<br />
Numeri che, se sommati, danno 20, il numero di una mano perdente in uno dei giochi dell&#8217;hanafuda.</p>
<p style="text-align: justify;">In epoca moderna la Yakuza ha esteso il suo ventaglio di attività illegali portandosi ben oltre il gioco d&#8217;azzardo e l&#8217;estorsione. Gestisce la prostituzione (attività chiamata &#8220;vendere la primavera&#8221;) grazie ad un traffico di schiave del sesso provenienti dalla Cina e da altri Paesi asiatici come Filippine e Thailandia.<br />
La Yakuza è anche in grado di fornire armi in Paese con una rigidissima e severa legislazione in merito agli armamenti.<br />
La Yakuza è anche specializzata nella produzione di metanfetamina, una delle droghe più diffuse in Giappone e utilizzata come moneta per ottenere prostitute e armi da fuoco.</p>
<p style="text-align: justify;">n Giappone, la Yakuza può contare su un esercito di oltre 110.000 membri, suddivisi in 2.500 famiglie. Ci sono anche presenze all&#8217;estero, ma limitate rispetto agli imponenti numeri giapponesi.<br />
Durante la Seconda Guerra Mondiale tuttavia la Yakuza era molto più numerosa: oltre 180.000 membri, suddivisi in 5.200 tra famiglie e bande, più numerosi dello stesso esercito giapponese.<br />
Questo enorme numero di criminali fece scatenare una guerra per il territorio in diverse regioni del Giappone, fino a quando Yoshio Kodama, considerato il primo padrino del XX° secolo, riuscì a portare la pace.</p>
<p style="text-align: justify;">La struttura della Yakuza è rigidamente piramidale, con un patriarca in cima ed una serie di sottoposti di diverso rango, anche se ci sono differenze con la struttura di un&#8217;organizzazione mafiosa tradizionale.</p>
<p style="text-align: justify;">In cima a tutti c&#8217;è l&#8217;oyabun (padrino), considerato come un vero e proprio padre. Tutto si regge sulla relazione tra oyabun e kobun (&#8220;figlio&#8221;), relazione che un membro della Yakuza deve accettare completamente come stile di vita, offrendo la propria lealtà incondizionata e obbedienza cieca. In cambio, il kobun riceverà protezione e favori. Il rapporto oyabun-kogun è talmente vincolante da costringere i membri della Yakuza a tagliare i ponti con le loro famiglie, e a dare priorità su tutto, vita privata compresa, a qualunque ordine venga impartito dai loro superiori.</p>
<p style="text-align: justify;">Immediatamente sotto all&#8217;oyabun nella scala gerarchica c&#8217;è il saiko-komon, il consigliere anziano, ed il so-honbucho, che può essere considerato un &#8220;capo operativo&#8221;.<br />
Proseguendo verso il basso ci sono i wakagashira (&#8220;numero due&#8221;), capo regionale responsabile per un vasto numero di bande. Il wakagashira è assistito dal fuku-honbucho, responsabile di una parte delle bande sotto la tutela del suo superiore. Il fuku-honbucho a sua volta è assistito a shateigashira.<br />
Scendendo ancora, ci sono gli shatei (&#8220;giovani fratelli&#8221;), i wakashu (&#8220;leader giovani&#8221;), fino ad arrivare ai membri di rango più basso, esecutori materiali di qualunque ordine venga impartito.</p>
<p style="text-align: justify;">Come è stato precedentemente detto, l&#8217;ingresso nella Yakuza comporta lealtà assoluta e cieca obbedienza. Per aver offeso il boss con un fallimento, la pena è l&#8217;amputazione (yubizume) dell&#8217;ultima falange del dito mignolo. In caso di seconda offesa, viene tagliata la seconda falange, e si prosegue in questo modo, cambiando dito se necessario.<br />
L&#8217;origine di questa pratica deriva dal fatto che la rimozione delle falangi del mignolo avrebbe indebolito un samurai che impugnava la spada, dato che il mignolo gioca un ruolo fondamentale nel corretto uso della katana. Questo avrebbe reso il samurai ancora più dipendente dalla protezione del suo padrone.<br />
I metodi si fanno ovviamente più brutali se l&#8217;offesa recata all&#8217;oyabun è di entità più grande, fino ad arrivare al suicidio rituale, o all&#8217;omicidio messo in atto da sicari.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le centinaia di famiglie appartenenti alla Yakuza, alcune si distinguono per importanza e vastità:</p>
<p style="text-align: justify;">- Yamaguchi-gumi: è la famiglia più ampia di tutto il Giappone, che conta circa il 50% di tutti gli appartenenti alla Yakuza del Paese (55.000 membri divisi in 850 clan). Fondata nel 1915, è in continua crescita, e dal suo quartier generale a Kobe dirige diverse attività criminali in tutto il Giappone, ed anche fuori dal Paese.<br />
- Sumiyoshi-rengo: la seconda famiglia Yakuza per numero di membri (circa 20.000 in 277 clan). E&#8217; una confederazione di famiglie yakuza più piccole rette da un oyabun comune (attualmente è Shigeo Nishiguchi), e questa struttura rende la catena di comando meno rigida.<br />
- Inagawa-kai: terza famiglia per numero di membri (15.000 in 313 clan), con base a Tokyo, nell&#8217;area di Yokohama. E&#8217; stata una delle prime famiglie a fare affari internazionali.<br />
- Toua Yuai Jigyo Kumiai: fondata nel 1948 da Hisayuki Machii, di origine coreana, è uno dei gruppi più influenti a Tokyo. E&#8217; principalmente composta da membri di origini coreane, per un totale di 5.400 elementi suddivisi in 10 clan.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco un documentario di circa 20 minuti realizzato dalla ABC Australia sulla Yakuza (in inglese, con sottotitoli in inglese): <a href="http://www.youtube.com/watch?v=CB4BkouWP8M" target="_blank">Yakuza</a></p>


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		<title>Tokyo incontri: recensione della guida Lonely Planet</title>
		<link>http://www.giappone360.it/2010/02/14/tokyo-incontri-recensione-della-guida-lonely-planet/</link>
		<comments>http://www.giappone360.it/2010/02/14/tokyo-incontri-recensione-della-guida-lonely-planet/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 13:03:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[guida]]></category>
		<category><![CDATA[lonely planet]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[tokyo incontri]]></category>

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		<description><![CDATA[Recentemente ho comprato la guida riguardante Tokyo della Lonely Planet. Il prezzo è di 13,50€ ed il formato è molto comodo date le dimensione ridotte, quasi da manga.  C’è anche una cartina pieghevole. Ora che ce l’ ho tra le mani vediamo un po’ com’è articolata. Innanzitutto c’è da precisare che questa guida è alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="reflect alignright" src="http://farm5.static.flickr.com/4004/4346530460_217d04c8b9.jpg" alt="Tokyo incontri da giappone360.it." width="197" height="302" />Recentemente ho comprato la <a href="http://www.giappone360.it/tag/guida/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con guida">guida</a> riguardante Tokyo della Lonely Planet. Il prezzo è di 13,50€ ed il formato è molto comodo date le dimensione ridotte, quasi da manga.  C’è anche una cartina pieghevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora che ce l’ ho tra le mani vediamo un po’ com’è articolata.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto c’è da precisare che questa guida è alla sua II edizione ed è uscita sul mercato italiano a fine Gennaio 2010. L’ edizione originale, in inglese è del Settembre 2009.</p>
<p style="text-align: justify;">Aprendo la guida, sul retrocopertina sono subito presenti delle informazioni come i prefissi telefonici, il tasso di cambio (fissato a 1€ = 131,76¥) e la legenda dei contenuti che torna utile quando si consulta la guida.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>STRUTTURA DELLA GUIDA</strong></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Da non perdere</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">In questa prima parte viene subito proposta una TOP16 del meglio di Tokyo. Ai primi tre posti troviamo gli incontri di Sumo,  il quartiere Harajuku e il mercato ittico di Tsukiji. Ogni pagina è corredata da foto e descrizione con rimandi a diverse pagine in modo da conoscere cos’ altro si trova in zona.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Calendario</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Sono qui illustrati i principali eventi e manifestazioni. La suddivisione è per mese e a volte è presente il sito internet dell’ evento. Trovo questa parte molto semplice ma molto utile per programmare il proprio viaggio.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Itinerari</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Wendy Yanagihara, autrice della guida, propone alcuni itinerari suddivisi in base al tempo che si ha a disposizione. Troviamo così itinerari per un giorno, la Domenica, 3 giorni, 5 giorni, per 1 giorno di pioggia e un itinerario a costo zero.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Quartieri principali</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Eccoci finalmente al “cuore” di questa guida. I più importanti quartieri di Tokyo sono introdotti con una breve descrizione e una piccola cartina della zona.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3912"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ognuna di queste sotto-guide è suddivisa in sezioni per rendere più agevolata la consultazione. Troviamo così i principali punti di interesse, consigli e negozi per lo shopping, dove mangiare, i locali e i maggiori luoghi di divertimento. Senza dubbio molto utili e indispensabili la segnalazione dei numeri telefonici, l’ eventuale sito internet, l’ indirizzo, gli orari, il prezzo e il mezzo di trasporto più comodo per raggiungere il posto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni tanto ci sono dei riquadri con approfondimenti e curiosità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Istantanee</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Si possono leggere approfondimenti un po’ più esaustivi rispetto a quelli nelle altre parti della guida. Troviamo informazioni riguardo anime e manga, architettura, cucina,… con i rispettivi migliori posti di Tokyo da visitare.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Panoramica</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Anche se il Giappone è stato per molti anni chiuso al mondo occidentale, non c’è dubbio che sia un paese ricco di storia. Tokyo non è da meno, pur non essendo sempre stata la capitale.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa parte della guida viene così raccontata la storia e spiegati altri elementi fondamentali, ad esempio l’ economia e la politica.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Informazioni</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Tokyo conta più di 12 milioni di abitanti e una superficie di più di 2000 km/q. Nonostante le dimensioni è una città servita egregiamente dai mezzi di trasporto e in questa parte della Lonely Planet sono trattati sotto ogni aspetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono inoltre presenti alcune notizie utili generali come gli indirizzi delle ambasciate e degli uffici turistici.</p>
<p style="text-align: justify;">Si conclude con un breve glossario</p>
<p style="text-align: justify;">
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Cartina</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Come precedentemente accennato c’è anche una cartina. Non è molto grande (36cm x 38cm) ma le ridotte dimensioni la rendono comoda da consultare anche se non si dispone di un piano d’ appoggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Su un lato è presente la cartina di Tokyo ma solo del centro città. Le varie stazioni metropolitane e ferroviarie sono ben visibili ma potrebbero essere migliorate, magari indicando la stazione con il colore associato a quella linea.</p>
<p style="text-align: justify;">Sull’ altro lato c’è una chiara piantina di tutte le stazioni metropolitane. A cercare di compensare la visione della città tramite mappe qui ci sono quelle di Shinjuku, Ueno e Shibuya/Harajuku. Manca purtroppo una visione globale della città. A bordo cartine c’è un elenco con le principali strade e i punti di interesse e le stazioni con le “coordinate”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Se vi interessano delle brevi video-recensioni di alcuni libri e guide riguardanti il Giappone, date uno sguardo a <a href="http://blog.marcotogni.it/video-recensioni-di-libri-e-guide-sul-giappone" target="_blank">questo</a> articolo scritto da Marco Togni.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="/pdf/Tokyo_incontri.pdf" target="_blank"><br />
<img src="/images/downloadPDF.png" alt="Download PDF" /></a></p>


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		<title>La foresta dei suicidi</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 11:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[foresta]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio]]></category>

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		<description><![CDATA[Di solito, quando si decide di introdursi in una foresta lo si fa per avere un contatto con la natura, per spirito d&#8217;avventura o per esplorare… a nessuno di noi verrebbe in mente di associare una foresta a un atto estremo come quello di togliersi la vita. Eppure c&#8217;è una foresta in Giappone che è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Di solito, quando si decide di introdursi in una foresta  lo si fa per avere un contatto con la natura, per spirito d&#8217;avventura o per esplorare… a nessuno di noi verrebbe in mente di associare una foresta a un atto estremo come quello di togliersi la vita. Eppure c&#8217;è una foresta in Giappone che è divenuta famosa – anche nel resto del mondo – per i suicidi. Si chiama Aokigahara e, solo nel 2007 è stata testimone di ben 78 suicidi, con una media stimata annua di almeno 30, a partire dal 1950.</p>
<p style="text-align: justify;">La foresta si trova alla base del Monte Fuji, il noto vulcano giapponese. Nei suoi 35 km quadrati non si può definire vasta, tuttavia la sua conformazione ne fa un&#8217;icona della tipica foresta misteriosa da racconti del brivido: grotte misteriose e inesplorate; roccia lavica insidiosa e tagliente; viscido ghiaccio per gran parte dell&#8217;anno; alberi e arbusti fitti fitti che ne rendono difficile l&#8217;attraversamento; umidità che penetra nella pelle; oscurità che ottenebra i sensi. Aokigahara d&#8217;altronde significa &#8220;Il mare di alberi&#8221;; un mare in cui in molti decidono di affogare la propria anima.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo alcune voci, in Giappone, il &#8220;mare di alberi&#8221; è già stato ribattezzato come &#8220;il posto perfetto per morire&#8221;. Si pensi che la triste fama prende origini già dal XIX° secolo, epoca in cui i poveri si toglievano la vita per non pesare oltre sul bilancio famigliare e offrire una speranza in più di sopravvivenza alla prole. Mentre sono oltre 500 gli uomini d&#8217;affari che si sono inoltrati nella foresta e ne sono stati inghiottiti negli ultimi 50 anni. In diversi, cercando di dare una spiegazione al motivo per cui Aokigahara sia divenuta la foresta dei suicidi, hanno ipotizzato motivazioni mistiche legate alla sacralità del monte Fuji; per cui morire al suo cospetto aprirebbe le porte al mondo spirituale delle divinità.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3854"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Altri, dotati di più fantasia, dicono che la foresta sia abitata dagli spiriti senza pace dei suicidi. Le energie demoniache che, secondo gli spiritisti, ammorbano la foresta attirerebbero anche gli ignari passanti lungi dal volersi suicidare e li spingerebbero, loro malgrado, al gesto estremo. Altri ancora, più pratici nei giudizi, affermano che data la natura intricata della foresta molte delle morti sarebbero accidentali. Fattostà che molte morti sono state catalogate dalle Autorità come suicidio, vista la natura della morte stessa. Così, a scanso di equivoci e per scoraggiare i male intenzionati, la foresta si è ravvivata di cartelli con scritte del tipo: &#8220;La tua vita è un dono prezioso dei tuoi genitori&#8221; o &#8220;Per favore, consulta la polizia prima di decidere di morire!&#8221;. Ma le leggende sono &#8220;dure a morire&#8221; e ispirano anche scrittori e registi.</p>
<p style="text-align: justify;">Difatti Aokigahara è la protagonista di un romanzo di Seicho Matsumoto dal titolo &#8220;Kuroi Kaiju&#8221; (Mare nero di alberi) che, ovviamente, parla di due persone che si tolgono la vita nella foresta. Nel 2004 poi è uscito un film dal titolo &#8220;Jyukai &#8211; Il Mare di Alberi dietro al Monte Fuji&#8221;, del regista Takimoto Tomoyuki e che ha per protagonisti quattro persone intenzionate a suicidarsi&#8230; dove? Be&#8217;, provate a indovinare.</p>


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		<title>Gothic Lolita, dal Giappone con furore</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 10:58:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[gothic lolita]]></category>

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		<description><![CDATA[Gonna larga di pizzo, zeppe e tacchi alti o scarpe di vernice, rossetto scuro, eyeliner nero e unghie dipinte, borsette macabre a forma di bara. Quella che potrebbe sembrare un’accozzaglia senza senso, ha un nome e un cognome: è il Gothic &#38; Lolita Style, nato in Giappone negli anni ‘80 e oggi diffuso in tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" src="http://www.onewoman.it/wp-content/onewoman.it_uploads/2010/01/gothic_and_lolita1.jpg" alt="http://www.onewoman.it/wp-content/onewoman.it_uploads/2010/01/gothic_and_lolita1.jpg" width="157" height="250" />Gonna larga di pizzo, zeppe e tacchi alti o scarpe di vernice, rossetto scuro, eyeliner nero e unghie dipinte, borsette macabre a forma di bara. Quella che potrebbe sembrare un’accozzaglia senza senso, ha un nome e un cognome: è il Gothic &amp; Lolita Style, nato in Giappone negli anni ‘80 e oggi diffuso in tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Gothic Lolita è il nome che veniva dato alle antiche bambole di porcellana giapponesi vestite in stile vittoriano, con abiti ampi riccamente decorati con pizzi, merletti e fiocchi alla Candy Candy o alla Lady Oscar (cartone animato ambientato alla fine del Settecento).</p>
<p style="text-align: justify;">Non a caso c’è anche una disegnatrice di Manga tra gli ispiratori di questa nuova subcultura: è Yazawa Ai, che assieme ai cantanti nipponici Mana e Kana, è considerata la madrina delle “Harajuku girls”, le ragazze Gothic &amp; Lolita che traggono il nome dalla stazione Harajuku della metropolitana di Tokyo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3700"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Da quando nel 2005 Gwen Stefani, ex vocalist dei No Doubt, ha portato in tour le prime ragazze Gothic &amp; Lolita, questa subcultura ha acquisito una fisionomia autonoma, da non confondere con il punk (dal quale tuttavia trae elementi importanti) o con gli emo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche in Italia il connubio tra lo stile baby e il dark vampiresco sta avendo successo. Prima erano molto rare, ma oggi capita di incontrare sempre più Lolita gotiche nelle grandi città. Ma il luogo in cui le “Harajuku Girls” amano incontrarsi è Internet. Su facebook il gruppo Gothic Lolita conta oltre 8000 fan e dispensa consigli a tutte quelle ragazze che vorrebbero diventare novelle eroine di Nabokov ma, per ragioni economiche, non possono permettersi gli accessori punk.</p>
<p style="text-align: justify;">Classic, Country, Sweet, Casual, Ega &amp; Egl, Erololi, Grotesque: le varianti del Gothic Lolita sono molteplici e tra di esse, udite udite, esiste anche una versione uomo. Del resto, Lady Oscar era una donna, ma suo padre voleva un maschietto.</p>


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		<title>Giappone la Frontiera delle nuove generazioni</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 19:15:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Una volta le mamme davano ai propri figli solo la nutella, adesso anche gli accessori di Hello Kitty. La gattina bianca onnipresente su gadget di ogni forma e colore è oggi infatti anche la testimonial di una linea di accessori Victoria Coutoure (borse, scarpe) destinati alle mamme come alle loro figlie adolescenti, le quali potrebbero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una volta le mamme davano ai propri figli solo la nutella, adesso anche gli accessori di Hello Kitty. La gattina bianca onnipresente su gadget di ogni forma e colore è oggi infatti anche la testimonial di una linea di accessori Victoria Coutoure (borse, scarpe) destinati alle mamme come alle loro figlie adolescenti, le quali potrebbero comunque comprarsele da sole con la carta di credito Visa con stampato sopra il logo della loro beniamina.</p>
<p>Creata nel 1974 da Ikuko Shimizu, Hello Kitty è solo uno dei tanti componenti che ha contribuito a cambiare in maniera radicale l’immaginario delle generazioni dagli anni Settanta ad oggi: basta confrontare le moto che compaiono nel fumetto “Akira” (1982) di Katshuiro Otomo (poi film d’animazione nel 1988) e il design degli scooter prodotti negli anni Novanta, sovrappore lo skyline dell’ancora insuperato “Blade runner” a quello di Tokio, pensare a come abbia rivoluzionato la fruizione della musica il giapponese Walkman della Sony, nonno dell’Ipod. Sono queste alcune delle tante considerazioni che nascono dalla lettura de “Il drago e la saetta: modelli, strategie e identità dell’immaginario giapponese” di Marco Pellitteri (pag. 621, 28 euro, Tunué), sociologo e già autore di “Sense of comics” (Castelvecchi) e “Mazinga nostalgia” (riedito in forma defintiva da Coniglio editore), un testo poderoso, non banale, mai noioso, ricco di storie, dati, riferimenti e comparazioni alla situazione italiana ed europea che diventerà imprescindibile non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per tutti coloro che vogliono capire come si è modificato l’immaginario dagli anni Settanta a oggi, e quale sia stata la cesura con quello della generazione precedente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<span id="more-3334"></span><br />
Se prima l’altrove delle generazioni cresciute negli anni dopo la Seconda guerra mondiale era proiettato nel West americano, vero o presunto che fosse, quello dei ragazzi dagli anni Settanta a oggi ha trovato la sua ambientazione in un Giappone più inventato che reale: laboratorio del futuro prossimo venturo e sfondo ideale per rappresentare la loro difficoltà di diventare grandi, stretti tra genitori che hanno visto o fatto al Resistenza e fratelli maggiori che hanno vissuto il 68 o il 77. Chi ha vissuto il movimento studentesco della Pantera alla fine degli anni Ottanta ricorderà lo sconcerto con cui i commentatori politici specialmente di sinistra ascoltavano esterefatti le canzoni del Movimento: non “Bella Ciao” ma “Jeeg robot d’acciaio” e “Atlas Ufo Robot”. Non capivano che cambiato l’immaginario di riferimento e i personaggi che lo incarnavano perché era cambiato il mondo e la società grazie anche alla spinta tecnologica, che negli anni Settanta comincia ad essere esponenziale, e alle mutate relazioni familiari. Perché, paradossalmente, “Jeeg” aveva lo stesso significato di “Bella ciao”: aldilà del loro valore estetico, quelle canzoni esprimevano il desiderio di una generazione di dichiarare il proprio essere qui e ora, e di farlo con gli strumenti che gli davvero gli appartevano.</p>
<p>I personaggi che li avevano formati erano diversi da quelli dei loro padri perché era diverso il mondo in cui si erano trovati a vivere: non più quello lineare della rassicurante arca di Yoghi, ma uno più inquietante e complesso in cui era necessaria l’astronave di Goldrake (e la spada laser di “Guerre stellari”). “Il successo di cartoni animati giapponesi in tutto il mondo, Goldrake per primo”, dice Pelllitteri, “è dovuto a come raccontano il mondo dell’adolescenza. Il mondo giapponese è molto restrittivo, competitivo, in cui i ragazzi sono costretti continuamente a fare i conti con se stessi. Fumetti e cartoni animati riflettono questa situazione nelle loro storie, senza censure e senza buonismi.</p>
<p>Al contrario di quanto succede in Europa dove gli editori, a parte l’eccezione della Francia, non hanno saputo capire il pubblico degli adolescenti che invece ha trovato nei manga, nei fumetti giapponesi, il loro linguaggio e soprattutto le loro storie. Per non dire in Italia della totale scomparsa del fumetto per ragazzi e bambini. Anche se per assestare questa cultura sono serviti vent’anni. La generazione che ha scoperto Goldrake – il drago del mio titolo – Lady Oscar e Gundam è ovviamente diversa non solo anagraficamente ma anche culturalmente da quella di Pokenmon – la saetta – e fenomeni come Yu-gi-oh, anche se molto affine. Non a caso i ragazzi che vedevano Goldrake sono oggi i genitori che ai loro figli comprano le carte dei Pokemon, al playstation o l’ultimo Ipod.” Per poi spesso lamentarsene, esattamente come i loro padri della generazione precedente.</p>
<p>“Comunque, io, Piccole donne l’ho letto e credo si continui a farlo”, ci dice Katja Centono, autrice (Monster Allergy, Lys) e content provider per Piemme, Rainbow, Panini, Play press con l’agenzia Red Whale. “Il pubblico, specialmente femminile, è stato abbandonato dagli editori e quindi ha trovato le sue nuove eroine altrove. D’altronde chi se la prende con i manga non considera che la loro rivoluzione è stata narrativa, nel modo di raccontare, più che per il disegno, che comunque possiamo vederla come l’evoluzione del feuilleton: colpi di scena e storie d’amore. Si dimentica sempre di evidenziare la componente romantica, quindi dell’esame dei rapporti di coppia o comunque sociali, che è fondamentale per il successo degli personaggi giapponesi.” Questo vale soprattutto per la generazione sucessiva a quella di Goldrake, che ha avuto nel manga il suo romanzo di formazione. “Esatto, che è la stessa generazione che oggi ha fatto proprie le tecniche del fumetto e dell’animazione giapponese fondendole con quelle occidentali. Con Winx Iginio Straffi ha saputo applicare il processo produttivo dell’animazione giapponese a una sensibilità italiana, mentre per Witch il duo Barbucci e Canepa si è rifatto al fumetto più sofisticato che poi aveva le sue origini anche in quello Disney.” Molti eroi dell’animazione giapponese sono in realtà occidentali: Heidi, Remi, Sherlock Holmes, Lupin III che è il pronipote di Arsenio Lupin. “In Giappone hanno anche rifatto in cartoni animati “Cuore” di De Amicis, e da “Dagli appennini alle Ande”. Forse hanno più a cuore loro i capolavori della narrativa italiana che non noi italiani.”</p>
<p><strong>Curiosità</strong><br />
La parola “manga” è stata inventata da Katsushika Hokusai (1760-1849), uno dei più grandi artisti giapponesi, per definire i suoi “disegni in movimento”. Le opere di Hokusai, che hanno influenzato pittori come Gaugain, Monet e Van Gogh, sono erano state introdotte in Europa soprattutto grazie ai fratelli Goncourt ai quali oggi è dedicato il più prestigioso premio letterario francese.</p>


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		<title>Geisha o &#8220;No Geisha&#8221;, questo è il problema delle donne giapponesi</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 09:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Hatoyama]]></category>
		<category><![CDATA[Miyuki]]></category>
		<category><![CDATA[Miyuki Hatoyama]]></category>

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		<description><![CDATA[Miyuki Hatoyama, la moglie del premier giapponese Yukio, è un’ex attrice, giornalista e scrittrice, che stupisce la stampa internazionale con le sue stravaganze. A dei giornalisti allibiti ha raccontato di essere stata rapita dagli Alieni, di aver conosciuto Tom Cruise in una vita precedente e di nutrirsi ogni giorno di sole. Nel frattempo le sue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" src="http://www.loccidentale.it/files/imagecache/preview/extProvider/zzz_custom/aHR0cDovL25pbWcuc3VsZWtoYS5jb20vT3RoZXJzL29yaWdpbmFsNzAwL3l1a2lvLWhhdG95YW1hLW1peXVraS1oYXRveWFtYS0yMDA5LTgtMjUtMjAtNDAtMjIuanBn" alt="http://www.loccidentale.it/files/imagecache/preview/extProvider/zzz_custom/aHR0cDovL25pbWcuc3VsZWtoYS5jb20vT3RoZXJzL29yaWdpbmFsNzAwL3l1a2lvLWhhdG95YW1hLW1peXVraS1oYXRveWFtYS0yMDA5LTgtMjUtMjAtNDAtMjIuanBn" width="140" height="120" />Miyuki <a href="http://www.giappone360.it/tag/hatoyama/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Hatoyama">Hatoyama</a>, la moglie del premier giapponese Yukio, è un’ex attrice, giornalista e scrittrice, che stupisce la stampa internazionale con le sue stravaganze. A dei giornalisti allibiti ha raccontato di essere stata rapita dagli Alieni, di aver conosciuto Tom Cruise in una vita precedente e di nutrirsi ogni giorno di sole. Nel frattempo le sue connazionali  restano in bilico fra lo stereotipo di angelo del focolare e l’idea della donna di successo. Se Shoko Tendo, figlia di un boss della mafia giapponese, non riesce a tagliare il legame con la propria cultura d’origine, otto giornaliste e scrittrici, nel libro “No Geisha”, rifiutano l’immagine di una donna tutta raffinatezza e sottomissione e sperano in un futuro diverso.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando lo scorso 15 settembre lo speaker della Camera lo proclamò nuovo premier del Giappone, Yukio Hatoyama non immaginava certo che la sua mogliettina Miyuki sarebbe diventata presto più famosa di lui. Proprio quella graziosa signora che poco dopo l’elezione del marito si era lasciata andare in un applauso liberatorio dai banchi dell’Aula, è diventata un’arma (a doppio taglio) per il premier Hatoyama, il leader del partito Democratico che è riuscito a mandare all’opposizione i Liberaldemocratici dopo quasi 54 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Miyuki Hatoyama non è la classica first lady giapponese che cammina tre passi dietro al marito. E’ stata un’attrice di musical al famoso teatro Takarazuka, cuoca provetta e scrittrice di libri di cucina,  giornalista, guru del life style tanto che ha persino condotto un programma televisivo in cui dava consigli di moda e bien vivre. Pare che Yukio, che allora studiava alla Stanford University, abbia conosciuto la sua futura moglie in un ristorante di San Francisco dove lei lavorava come cameriera. Amore a prima vista, nonostante a quei tempi Miyuki fosse ancora sposata con il suo primo marito. Oggi, la nuova first lady con i capelli a caschetto e lo sguardo sbarazzino suscita grande simpatia tra i giornalisti, e soprattutto la curiosità dei più per le sue stravaganze.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3299"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Come dichiarare di essere stata rapita dagli alieni e portata sul pianeta Venere. “Mentre il mio corpo stava dormendo, credo che la mia anima sia salita su un Ufo di forma triangolare, e sia andata su Venere. Era un posto molto bello e tutto verde”, scrive Miyuki nel suo nuovo libro Cose molto strane che ho incontrato (il premier Hatoyama è soprannominato “l’alieno” per via dei suoi occhi sporgenti…).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma Miyuki non si è fermata qui. Ad un incuriosito presentatore televisivo, disse una volta di aver conosciuto Tom Cruise, anche se in un’altra vita. E in questa vita precedente l’attore americano era giapponese. Fra l’altro, Miyuki non ha mai negato il suo desiderio di rincontrare il bel Tom, anzi “sono certa che se gli dicessi, ‘E’ un pezzo che non ci vediamo’, capirebbe a che cosa alludo”, ha osservato in una delle sue interviste. Se in un primo momento il marito Yukio era apparso lontano dai severi standard nipponici, per i suoi capelli disordinati e il colore dei suoi abiti, Miyuki l’ha sicuramente superato in fatto di stranezze. L’ultima? Una questione di “style”, sì perché la first lady ha candidamente confessato di nutrirsi di sole. “Mangio anche il sole. Sì, proprio così: gnam, gnam, gnam. Mi dà un’enorme energia. Anche mio marito da qualche tempo ha cominciato a farlo”, ha spiegato in un’intervista, davanti a una giornalista allibita.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma i vezzi dei coniugi Hatoyama, insieme alle frivolezze di Miyuki, non devono ingannare sulla reale condizione femminile in Giappone. Nonostante si tratti della seconda economia mondiale, la donna è ancora a metà tra regina del focolare e voglia di affermarsi professionalmente, con lo sguardo rivolto alle colleghe occidentali. La riscossa per le giovani giapponesi non sarà facile. Spesso le “office lady” in ufficio ricoprono ruoli e mansioni che gli uomini considerano inutili o poco promettenti per una carriera lavorativa. Sono assunte presto, magari già diciottenni, ma dopo poco tempo intorno ai 22 o 23 anni lasciano il posto di lavoro per metter su famiglia e badare ai propri figli. Quando due anni fa l’allora ministro della Salute, Hakuo Yanagisawa, affermò: “Care donne, suonerà un po’ sgarbato, ma datevi da fare per trasformarvi in macchine per procreare”, attirò contro di sé innumerevoli critiche.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, non fece altro che sottolineare come in Giappone, ancora nel Terzo millennio, la donna non abbia quell’indipendenza ormai diffusa (anche se in alcuni casi soltanto apparentemente) in America e nei paesi europei. Basti pensare alle sofferenze della povera Masako Owada, moglie del principe Naruhito caduta in depressione per non riuscire a dare al paese un erede al trono. Anche oggi che la coppia ha una figlia, la principessina Aiko, Masako non può non confrontarsi con la cognata Kawashima, che, diventata da qualche anno madre del principe Hisahito, ha garantito così la successione nel paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Un termine di paragone più che ingiusto per Masako che da ragazza moderna e occidentalizzata aveva studiato ad Harvard, imparato a parlare sei lingue e vinto il concorso diplomatico nel dipartimento più prestigioso, quello che cura i rapporti con gli Stati Uniti. Una parabola molto simile a quella di tante donne giapponesi che hanno abbandonato gli studi universitari o il lavoro per seguire gli interessi della famiglia e del marito. Proprio come Masako che ha dovuto accantonare il sogno di una carriera diplomatica per i rigidi dettami di corte: “Mi impegnerò per servire Sua Altezza” (roba da far rabbrividire), aveva detto ai giornalisti il giorno del suo fidanzamento ufficiale. Forse non immaginava che un giorno sarebbe diventata la “principessa infelice”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sono soltanto statistiche ufficiali e dichiarazioni regali a farci conoscere la condizione della donna in Giappone. Da pochi mesi è uscito anche in Italia “Il drago nel cuore”, scritto da Shoko Tendo, figlia del boss della mafia giapponese, la Yakuza. Tutta tatuaggi e piercing, raccontando la propria vita, fatta di violenze e di soprusi, di amici e ex amici del padre che si trasformavano in aguzzini, Shoko, oggi trentanovenne, non fa altro che rispolverare l’idea di un mondo maschilista millenario. E ciò che più stupisce il lettore è come l’autrice, nonostante ne sia stata vittima, non riesca a tagliare quel cordone ombelicale che ancora la lega alla propria cultura. Rapporto imprescindibile, quindi, sebbene Shoko oggi non faccia più parte della Yakuza, sia una scrittrice free lance con una figlia di due anni e non debba più lavorare nei bar come hostess per mantenersi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma qualcuno, o meglio qualcuna, sta cercando di ribellarsi a questo ruolo già prestabilito di moglie e madre, il cui unico compito è quello di gestire la famiglia, che in Giappone è considerata la cellula primaria della società. Ci hanno provato in otto fra scrittrici e giornaliste, autrici di “No geisha”, libro dal titolo che suona quasi come uno slogan. Otto storie che raccontano la vita di donne diverse, casalinghe, lavoratrici, persino prostitute, offrendo così uno spaccato nascosto della società giapponese. Protagoniste che superano lo stereotipo di donna infelice, madre e lavoratrice part-time e preferiscono vivere con più leggerezza i propri rapporti sociali, professionali e sessuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Un volume che si fa portavoce di un malcontento diffuso, soprattutto fra quell’elite femminile più colta, che dopo aver studiato e viaggiato all’estero, rifiuta l’immagine classica della geisha, tutta raffinatezza e sottomissione. Rispondere, quindi, alla domanda “Cosa significa essere una donna nel Giappone del Duemila?” non è affatto semplice. Combattute fra il ruolo di brava casalinga in un paese dove persino il sistema fiscale scoraggia il secondo reddito (quello femminile, si intende) oppure candide Erinni come le descrive la scrittrice Natsuo Kirino in “Quattro casalinghe di Tokyo”, dove il kindergarten si trasforma in orrore? Miyuki riuscirà a spiegarci il moto di ribellione delle giovani giapponesi rampanti?</p>


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		<title>Uomini erbivori in Giappone</title>
		<link>http://www.giappone360.it/2009/06/16/uomini-erbivori-in-giappone/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 17:58:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[In una società che per secoli si è modellata sul valore virile dei samurai, guerrieri che tagliavano la testa del nemico con un solo colpo di sciabola e si bagnavano degli spruzzi del suo sangue come insegne di valore, una società che ancora sogna di trangugiare cruda la carne rossa del tonno, il nome è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In una società che per secoli si è modellata sul valore virile dei samurai, guerrieri che tagliavano la testa del nemico con un solo colpo di sciabola e si bagnavano degli spruzzi del suo sangue come insegne di valore, una società che ancora sogna di trangugiare cruda la carne rossa del tonno, il nome è tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">I giornali li chiamano “maschi erbivori” (soshoku-danshi) o semplicemente “erbivori” (soshouku-kei) e nell’appellativo c’è tutto il disprezzo di un popolo che sente di dover essere cacciatore e quindi guarda di traverso chi non mangia carne. Sotto, nella scala sociale dei tempi antichi, c’erano i contadini, che mangiavano cereali, sotto ancora gli erbivori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma oggi una larga fetta di maschi fra i 20 e i 35 anni non ha interesse a fare carriera, trascura il lavoro, non pensa a farsi una famiglia e nemmeno a trovarsi fidanzate fisse o occasionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono loro gli erbivori, il contrario dei vecchi marziali impiegati in giacca cravatta e gilet che hanno dedicato la vita a rifondare la forza dell’economia giapponese, e lanciarla verso il modo, quasi come i loro genitori si erano armati di baionetta e fucile ed erano corsi a conquistare l’Asia. Per loro l’azienda, la patria e la famiglia erano tutto, condito di sbornie ai bar e avventure occasionali nei karaoke</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi però, secondo ricerche di mercato, due terzi dei giapponesi tra i 20 e i 35, quelli con più energia, sono del tutto o parzialmente “erbivori”. Vivono con la mamma, amano i dolci, compreso il “tilamisù”, trascorrono ore in chiacchiere platoniche con l’altro sesso sul computer o sulla panchina di un parco, spendono in trucchi e belletti quanto le donne, si fanno il manicure, stanno più attenti al taglio dei capelli, con brillantina, che ai risultati dell’ufficio.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2679"></span></p>
<p style="text-align: justify;">È una <a href="http://www.giappone360.it/tag/crisi/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con crisi">crisi</a> spirituale, che però ha chiare radici economiche. Negli ultimi 20 anni il Giappone si è trasformato. Non è più un Paese sostanzialmente egalitario, senza le enormi differenze di stipendio tra impiegato e amministratore delegato di altri Paesi occidentali, né ha più l’esteso sistema di lavoro fisso a vita di un tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo dati della Tv nipponica l’82% degli uomini giapponesi di 35 anni guadagna meno di 2 milioni di yen al mese, considerata la linea di povertà. Secondo un rapporto della Ocse del 2007 il Giappone era al secondo posto dopo gli Usa per la povertà relativa tra i paesi sviluppati. Un terzo della forza lavoro giapponese lavora con contratti a termine senza prospettiva di impiego fisso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato è che per metter su casa bisogna ora lavorare in due, diversamente da un tempo quando le femmine pensavano solo a figlie e marito. E spesso le donne, mogli o madri, portano a casa più del marito o del figlio.</p>
<p style="text-align: justify;">Le conseguenze sono una trasformazione epocale delle abitudini di vita. Dati di fabbricanti di bagni suggeriscono che il 40% degli uomini urini da seduto, oppure appoggiandosi a una specie di inginocchiatoio. Il tutto su pressioni della donna di casa che vuole prevenire quegli spiacevoli schizzi dal water.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi nuovi comportamenti ne hanno portato altri. Negli ultimi dieci anni la vendita dei preservativi è caduta progressivamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il quotidiano in inglese Japan Times riporta che un grande magazzino di Tokyo ha venduto 4mila reggiseni a uomini. Dicono che indossarli dà loro maggiore tranquillità, serenità.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è un “vuoto di speranza”, come denunciano i giornali nipponici. I trentenni hanno visto sbriciolarsi il mondo per cui i loro genitori, “carnivori”, si erano spaccati la schiena. Il Giappone non sarebbe stato più “numero 1” come sognavano gli opinionisti di metà degli anni ’80, rispolverando i miti degli anni ‘30.</p>
<p style="text-align: justify;">Tokyo nel frattempo è stato stracciato dalla nuova economia americana e sta per essere sorpassato in curva dalla nuova vaporiera cinese.  Ora sta arrancando sotto la crisi finanziaria con oltre 180% di deficit sul Pil. Lo yen, una volta imperatore dell’Asia, oggi nell’ordine delle monete globali è dietro il dollaro, l’euro e fra poco anche lo yuan cinese.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la fine di queste idee di grandezza, il destino dei Giappone, e dei giapponesi, sembra incerto. Perché bisogna lavorare e divorare? Meglio prendersela calma, meglio pascolare tra l’erba, perché forse, chissà, è proprio l’anima del samurai che si sta estinguendo, e forse alla fine potrebbe non essere un male.</p>


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		<title>L&#8217;universo della musica tradizionale giapponese</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 09:14:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Giappone è vicino&#8230; o almeno così sembrerebbe: importanti mostre presso grandi gallerie, raffinati ristoranti giapponesi ovunque, cartoni animati sugli schermi e film di Ozu nei cinema d’essai&#8230; Anzi, il Giappone è di moda, dai più raffinati prodotti di design – che sia abbigliamento, arredamento, grafica – alla letteratura, i manga, i corsi di lingua, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://www.sistemamusica.it/2009/giugno_luglio/img/11_c.jpg" alt="http://www.sistemamusica.it/2009/giugno_luglio/img/11_c.jpg" width="197" height="139" />Il Giappone è vicino&#8230; o almeno così sembrerebbe: importanti mostre presso grandi gallerie, raffinati ristoranti giapponesi ovunque, cartoni animati sugli schermi e film di Ozu nei cinema d’essai&#8230; Anzi, il Giappone è di moda, dai più raffinati prodotti di design – che sia abbigliamento, arredamento, grafica – alla letteratura, i manga, i corsi di lingua, di arti marziali e calligrafia&#8230; Eppure c’è qualcosa della raffinatissima estetica giapponese che affascina ma sfugge, che conquista ma inquieta nello stesso tempo. La musica sembrerebbe il luogo più idiosincratico; oggi certi generi hanno un successo di nicchia, ma la musica giapponese in generale è abbastanza ignota, dopo essere stata a lungo considerata, anche da persone di cultura come i padri gesuiti nel XVI secolo sino agli intellettuali europei entrati nell’arcipelago da poco più di un secolo, «un tormento [...] che invece i giapponesi trovano bellissimo».<br />
In realtà la chiave per accedere alla bellezza della musica giapponese è la stessa che apre i tesori delle arti visuali o letterarie, anzi la musica può mediare una comprensione “emotiva” di quei concetti di rigore, asciuttezza e formalizzazione estrema che sono tipici dell’estetica giapponese. Peculiare della musica giapponese è che i suoi autori hanno saputo, nel corso del tempo, assimilare e in certo senso “perfezionare” gli apporti provenienti dal contatto con culture straniere, rielaborandoli alla luce dei propri valori estetici, ma anche e soprattutto preservarli dal diventare qualcos’altro nel corso del tempo. Ognuna delle varie forme musicali ancor oggi praticate – di cui molte verranno presentate nel corso di MITO – è sorta come espressione di un determinato ceto sociale, si è perfezionata e poi mantenuta relativamente immutata nei fondamenti anche dopo la fine dell’egemonia di quel ceto sociale.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2571"></span><br />
La millenaria musica di corte gagaku è nata sul modello cinese prima del 1000, ed è infatti il solo genere che abbia un andamento regolare e misurato e un organico “orchestrale”, di straordinaria tecnica esecutiva e imponente corollario scenografico e coreografico. Il suo tessuto mutevole ma omogeneo contrasta con i generi autoctoni nati in seguito quali, alla fine del XIV secolo, il teatro Nō entrato per circostanze fortuite nelle grazie della nuova classe dominante, l’aristocrazia dei samurai, o altri generi musicali “borghesi” fra cui il repertorio corrente del koto o ancora i repertori epici o in senso lato religiosi di strumenti come biwa (liuto) e shakuhachi, importati dal continente ma profondamente giapponesizzati, e che hanno goduto dal secolo scorso di una nuova stagione creativa.<br />
In questi repertori musicali il materiale è scarno, ogni suono profondamente pensato e denso di significati nei minimi dettagli; non sarà importante allora la combinazione dei suoni, la loro “architettura” ma il loro essere in sé, la ricchezza di sfumature al limite dell’inudibile e la perfezione e aderenza a un concetto di rigorosa formalizzazione, insieme a un dialogo strutturale con il silenzio. Questa diversa concezione del suono (e del silenzio) si esprime anche in frasi come “raggiungere l’illuminazione con un singolo suono” (ichion jōbutsu) o “provare un singolo suono per dieci anni”, come si dice dei percussionisti della scuola Okura.<br />
Un genere a sé, radicato nella tradizione più popolare e dunque meno “profondo” ma immediatamente comunicativo e coreografico, che nel secolo scorso è assurto ai palcoscenici internazionali – in Nord America ce ne sono circa 150 gruppi! – è quello degli ensemble di tamburi, i popolari taiko, la cui pratica anche in concerto ripropone in maniera spettacolare i fondamenti di disciplina tanto fisica che spirituale radicati nelle espressioni musicali giapponesi.
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Luciana Galliano</strong></p>


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		<title>Il Giappone? Non è solo sushi</title>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2009 15:21:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Maggio nipponico: al Mercato Centrale di Sapporo c&#8217;è l&#8217;asta del primo raccolto di meloni della città di Yubari; i compratori arrivano da tutto il paese per contendersi i primi due meloni a prezzi da capogiro. All&#8217;inizio del mese, c&#8217;è la Festa dei Bambini, con la preparazione di un dolce propiziatorio ed un rituale molto particolare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Maggio nipponico: al Mercato Centrale di Sapporo c&#8217;è l&#8217;asta del primo raccolto di meloni della città di Yubari; i compratori arrivano da tutto il paese per contendersi i primi due meloni a prezzi da capogiro. All&#8217;inizio del mese, c&#8217;è la Festa dei Bambini, con la preparazione di un dolce propiziatorio ed un rituale molto particolare come racconta Massimo Soumaré. Scrittore del fantastico, autore di «Storie di Code e di Canini», uscito da poche settimane: «Il cinque maggio, in Giappone si festeggia o Tango no sekku, la Festa dei bambini, mentre la Festa delle bambine, la Hina matsuri, è il tre di marzo. Vuole la tradizione che per evitare eventi malefici si debba appendere iris del Giappone e assenzio selvatico ai tetti e mangiare del kashiwa mochi, un dolce giapponese preparato con uno strato esterno di farina di riso cotto al vapore, farina di riso tipo joshinko e tipo shiratamako, marmellata di azuki e foglie di quercia, e all&#8217;interno della marmellata di azuki. Sono serviti avvolti in una foglia di quercia, perché le vecchie foglie di quercia non cadono fino a quando non spuntano le nuove gemme, e la tradizione vede in esse la rappresentazione della continuità della discendenza famigliare». Il Festival delle Navi Nere a Shimoda è un altro evento clou del mese di maggio, per ricordare che nel 1854 il Commodoro Matthew C. Perry sbarcò nella città con la flotta americana. Un piatto per l&#8217;occasione? Maccha Manjyu, cioè, panino al tè verde, con crema di fagioli rossi. In realtà questa prelibatezza va bene in molte occasioni, l&#8217;importante è assaggiarlo. Preparato con farina, polvere di tè verde, zucchero, acqua, e crema di fagioli rossi che a fine cottura diventa una sorta di crema, è un dolce molto buono, dal sapore insolito ma molto ben armonizzato. Oppure, perché non assaggiare gli Aghe Goma Dango? Gnocchi di riso al sesamo fritto, fatti con farina di riso, zucchero, acqua di sesamo, crema di fagioli rossi, Azuki, e crema di sesamo, sono tipo polpette e vengono fritti esclusivamente in olio non di oliva. Da questi piatti, salta agli occhi, quanto i fagioli rossi, meglio conosciuti come azuki, siano importanti nella cucina nipponica. Cibi da gustare innaffiati da sake, da birra. Oppure da qualche buon vino italiano.</p>


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		<title>Giappone, il mito dello shinobi</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 16:10:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[ninja]]></category>
		<category><![CDATA[samurai]]></category>
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		<description><![CDATA[Un brivido lungo la schiena. Questa potrebbe essere la sensazione provata dagli amanti del Giappone mentre viene nominata la parola shinobi. Termine alle volte logoro, sfocato, lontano da ogni probabile riferimento storico reale. Alla fine anche noi occidentali lo abbiamo conosciuto aprendo quel canale di comunicazione chiamato tubo catodico: ben presto abbiamo imparato a chiamarlo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="cursor: -moz-zoom-in;" src="http://sixmilevillage.files.wordpress.com/2008/08/shinobi.jpg" alt="http://sixmilevillage.files.wordpress.com/2008/08/shinobi.jpg" width="159" height="179" />Un brivido lungo la schiena. Questa potrebbe essere la sensazione provata dagli amanti del Giappone mentre viene nominata la parola shinobi. Termine alle volte logoro, sfocato, lontano da ogni probabile riferimento storico reale.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine anche noi occidentali lo abbiamo conosciuto aprendo quel canale di comunicazione chiamato tubo catodico: ben presto abbiamo imparato a chiamarlo ninja e a riconoscere in lui la figura del mascherato guerriero esperto di arti marziali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente la Terra del Sol Levante racconta di più e anche di meno rispetto a ciò che noi abbiamo sempre creduto di sapere. Tutto nasce dal medioevo giapponese tra i praticanti dell’arte del “muoversi furtivamente” o ninjutsu come si scrive in grafia latina.</p>
<p style="text-align: justify;">E come sempre il tutto prende forma da una necessità di sopravvivenza collettiva. Il Giappone era straziato dai Signori della Guerra per la supremazia del proprio feudo e, ovviamente, per riuscire a battere il nemico serviva un’ampia e funzionale opera di spionaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ninja, in poche parole, svolgeva quelle mansioni che oggi sarebbero affidate all’intelligence interna di un Paese. Figure oltretutto dai contorni poco chiari in quanto la loro tradizione, la loro formazione, risiede quasi completamente nell’insegnamento orale. E la parola in questo caso scivola molte volte via nelle nebbie della leggenda.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2385"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Non dimentichiamoci oltretutto che il compito di questi misteriosi combattenti fu anche quello di organizzare l’ordine pubblico nonché di difesa personale per il loro signore. Votati anima e corpo all’esercizio fisico si allenavano addirittura saltando da ramo in ramo compiendo pirolette tra il breve volo e l’atterraggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il tempo il loro utilizzo e il loro numero calarono andando ad abbracciare pienamente la figura di spia in uso anche in occidente. Furono mandati sui fronti di guerra, impararono lingue per infiltrarsi meglio. L’omicidio su commissione era infatti la loro specialità attraverso l’impiego di armi varie, elemento basilare che li distingue dai più “rituali” samurai.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è sul limite tra occidente e oriente che queste figure storiche giocheranno la carta finale della sopravvivenza: nel 1549 il cristianesimo sbarcò in Giappone e i Ninja furono assoldati per sbarazzarsi dei missionari e dei convertiti sotto la spinta dello Shogun che così facendo condannò per due secoli la sua terra all’isolamento totale dal mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">I cannoni a stelle e strisce, passati duecento anni, cambiarono le carte in tavola spazzando via i rimanenti feudatari con i loro samurai e aprendo così la strada all’avvento di un potere centralizzato che segnò in fin dei conti l’ingresso della Terra del Sol Levante nell’era moderna.</p>
<p style="text-align: justify;">E i Ninja guardarono il tutto, aspettando l’ordine successivo. In silenzio.</p>


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		<title>Così il Giappone si ferma a contemplare i boccioli</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2009 17:34:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un’onda lunga di fiori di ciliegio, da Sud a Nord. Una «ola» di boccioli in tutte le gradazioni del rosa, fino al bianco. C’è un Paese, il Giappone, che attende la primavera con la stessa trepidazione dell’inizio del millennio. Che ogni volta saluta la nuova stagione in un modo gioioso e universale. Quando sbocciano i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" src="http://mw2.google.com/mw-panoramio/photos/medium/6997191.jpg" alt="http://mw2.google.com/mw-panoramio/photos/medium/6997191.jpg" width="255" height="382" />Un’onda lunga di fiori di ciliegio, da Sud a Nord. Una «ola» di boccioli in tutte le gradazioni del rosa, fino al bianco. C’è un Paese, il Giappone, che attende la primavera con la stessa trepidazione dell’inizio del millennio. Che ogni volta saluta la nuova stagione in un modo gioioso e universale. Quando sbocciano i fiori di ciliegio (sakura) migliaia di giapponesi interrompono il loro ritmo frenetico per riversarsi nelle strade. Meglio: nei viali dei parchi, a fare festa. Da Ueno a Gyoen, da Sumida a Koishikawa, per citare solo i giardini di Tokyo, i prati sono addobbati da tappeti rossi, il panno «sontuoso» da esibire nei pic-nic. Si mangia cibo tradizionale e si beve sakè fino a ubriacarsi mentre il vento scatena tempeste di petali. I primi ciliegi sbocciano nell’estremo Sud, sull’isola di Okinawa, già in gennaio; man mano, ondeggiando lungo l’arcipelago come una soffice marea rosa, ricoprono l’intero Giappone toccando a maggio la punta più a Nord, capo Soya a Hokkaido. Ma è nel periodo compreso fra il 21 marzo e la prima settimana di aprile che si concentra la fioritura nell’isola principale.<br />
L’«avanzata» dei fiori è annunciata da ogni telegiornale fra i titoli d’apertura, è il «sakura zensen», il fronte dei fiori di ciliegio. Le tivù riportano mappe dettagliate e la percentuale di fiori in ogni singola area. Questo per permettere ai giapponesi di programmare le gite di contemplazione, hanami, la cui tradizione risale al IX secolo. L’arrivo della primavera non segna solo la fine dell’inverno ma anche l’inizio dell’anno scolastico, di quello accademico e di quello finanziario. Insomma, un periodo frenetico e di bilanci. Nonostante tutto professionisti, operai e studenti sospendono i loro impegni e non prendono appuntamenti quando nella loro regione iniziano a sbocciare i ciliegi.
</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2368"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il protagonista del libro «Autostop con Buddha» di Will Ferguson (Feltrinelli) attraversa il Giappone in autostop inseguendo il fronte dei ciliegi. L’occasione «è resa formale in modo bizzarro &#8211; racconta -. In quale altro Paese trovereste un promemoria affisso in bacheca nel bar aziendale con su scritto “Tenere pulito il locale. Non dimenticate: oggi dopo il lavoro contemplazione dei fiori di ciliegio”?.<br />
I ciliegi giapponesi sono però diversi dai nostri, ammirati più per i fiori che per i frutti, sono esili e con rami intricati. I botanici contano fino a 400 specie. Le qualità selvatiche e molte di quelle coltivate vantano fiori con cinque petali ma ne esistono alcuni con 10 o 20 petali. Gli scienziati dicono che i sakura sono inodori. Un fiore da solo ha un flebile profumo così leggero da non essere percepito, ma se raccogliete le testimonianze di chi ha assistito almeno a una fioritura saprete che un migliaio di petali che si sollevano mescolandosi nel vento, un profumo, se pur debole e inconfondibile, lo trasmettono. La bellezza dura poco e così i fiori, che tanto velocemente accendono i parchi altrettanto velocemente, si disperdono. Il sakura è stato di volta in volta interpretato come il simbolo della fugacità della giovinezza o della nobiltà dello spirito di sacrificio. Il protagonista del libro capisce soltanto alla fine del viaggio che quello che sta facendo non ha senso: «I sakura sono fatti per essere transitori. Aggrapparsi a loro è come tentare di aggrapparsi alla giovinezza. Seguire il fronte dei fiori di ciliegio è una negazione del tempo, delle stagioni, persino della mortalità. È come spruzzare lacca su un giglio. Come imbalsamare un miraggio».</p>


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		<title>Crisi: Dal Giappone una lezione per USA ed Europa</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Mar 2009 10:37:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>

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		<description><![CDATA[Le analogie fra la crisi del Giappone negli anni ’90 e quella degli Stati Uniti nel 2008 sono sempre più vicine: in entrambi i casi la causa centrale è stata la crisi finanziaria seguita allo scoppio della bolla immobiliare a cui ha fatto seguito un’improvvisa crisi di fiducia, così come in entrambi i casi la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le analogie fra la <a href="http://www.giappone360.it/tag/crisi/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con crisi">crisi</a> del Giappone negli anni ’90 e quella degli Stati Uniti nel 2008 sono sempre più vicine: in entrambi i casi la causa centrale è stata la <a href="http://www.giappone360.it/tag/crisi/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con crisi">crisi</a> finanziaria seguita allo scoppio della bolla immobiliare a cui ha fatto seguito un’improvvisa <a href="http://www.giappone360.it/tag/crisi/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con crisi">crisi</a> di fiducia, così come in entrambi i casi la politica monetaria, di salvataggio e ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie è stata finora simile.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In Giappone il momento scatenante della crisi fu il fallimento della Sanyo e della Banca Takushoku nel novembre del 1997, così come il momento scatenante dell’attuale crisi è stato il fallimento della Lehman Brothers il 15 settembre 2008: in entrambi i casi le autorità politiche si trovarono rapidamente prive di strumenti di intervento e furono costrette a intervenire con provvedimenti di emergenza per fronteggiare la crisi, a partire da un rafforzamento delle garanzie sui depositi fino all’iniezione di capitale nelle banche e in casi estremi alla loro nazionalizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’esperienza comune è l’importanza di una credibile autorità di vigilanza e controllo da parte della Banca Centrale e la nazionalizzazione temporanea può rappresentare una soluzione efficace. La lezione centrale della crisi giapponese, e di quello che ormai viene chiamato il suo “decennio perduto”, è che gli interventi finanziari, per quanto efficaci, hanno comunque avuto una durata di breve periodo: infatti l’uscita effettiva dalla crisi è iniziata a partire dal 2003, con l’aumento delle esportazioni mondiali e la fase espansiva della globalizzazione, di cui non si possono trascurare le implicazioni sulla crisi corrente.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2187"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Infatti l’aumento imponente della domanda in Brasile, India, Cina e Russia, (i paesi BRIC), ha ulteriormente sostenuto il “momento speculativo” sui mercati di tutte le “commodities”, finanziato dalla massa di liquidità disponibile a livello mondiale e favorita dall’assenza di regole, in particolare per le banche d’investimento e gli hedge fund. La crisi giapponese degli anni ’90 si differenzia tuttavia per una aspetto centrale e cioè il fatto che è rimasta contenuta all’interno del Giappone stesso: la spettacolare crescita degli Stati Uniti negli anni ‘90, senza pressione inflazionistiche, non sarebbe stata possibile se l’economia giapponese degli anni ’90 fosse cresciuta ai ritmi degli anni ’80.</p>
<p style="text-align: justify;">La differenza centrale fra le due crisi è che a differenza del Giappone degli anni ’90, gli Stati Uniti hanno utilizzato in modo sistematico e massiccio le nuove tecniche di cartolarizzazione, in un clima mondiale differente, nel quale il conflitto d’interessi è diventato un problema endemico. Nel Giappone degli anni ’90 la crisi economica e finanziaria fu seguita dalla deflazione e il ristagno economico: la crisi globale che ha come origine gli Stati Uniti rischia di accompagnarsi altresì a un contagio deflazionistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Un recente rapporto del Fondo Monetario Internazionale (Gauging Risks for Deflation) ha cercato di stimare la vulnerabilità dei diversi paesi al rischio di deflazione: il Giappone è il paese più a rischio, seguito dagli Stati Uniti, e in Europa da Germania, Italia e Francia: una politica europea è quindi una necessità e non solo un’opzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rischio di una propagazione da Giappone e Stati Uniti è perciò oggi più elevato. In particolare in Giappone la domanda interna è in diminuzione dal 1995, così come la propensione al risparmio, mentre paiono essere ormai mutate in modo permanente anche le attitudini di consumo della popolazione giapponese, sempre più anziana e frugale, perché sempre più preoccupata della debole rete di sicurezza sociale e dalle ridotte pensioni, molte delle quali falcidiate dalla caduta delle Borse.</p>
<p style="text-align: justify;">L’unità fondamentale di consumo è la famiglia e ancora di più la catena generazionale di nonni, genitori e nipoti: la riduzione della pensione dei nonni rischia perciò di tradursi in minori risorse per i nipoti. L’esperienza del Giappone, così simile all’Italia, indica che per aumentare la domanda occorre accrescere la disponibilità di reddito dell’intera catena generazionale e soprattutto restituire valore e stabilità al lavoro dei genitori.( Fonte: Il Sussidiario)</p>
<p><em>Autore: Luigi Campiglio</em></p>


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		<title>Focus on: Kishimoto</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 15:28:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anime e manga]]></category>
		<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Kishimoto]]></category>
		<category><![CDATA[Masashi Kishimoto]]></category>
		<category><![CDATA[Naruto]]></category>

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		<description><![CDATA[Con la news odierna vogliamo spendere due parole su uno dei mangaka più popolari della nostra epoca, l’autore di un fenomeno di culto mediatico senza precedenti quale è stato e continua a essere NARUTO. Masashi Kishimoto nasce a Okayama nel 1974, e dimostra sin dall’infanzia una curiosità e un talento innato per il disegno. Lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://api.ning.com/files/0AQ6CpM4s3txzx-WzSPgeV*T-QV7hCC0ntyj7VTME7jvELkw7yVgxgxweTzlaoxuLJbP0YOtjI1g00xP5n9GYiPIu03KYRUP/Kishimoto.jpg" alt="http://api.ning.com/files/0AQ6CpM4s3txzx-WzSPgeV*T-QV7hCC0ntyj7VTME7jvELkw7yVgxgxweTzlaoxuLJbP0YOtjI1g00xP5n9GYiPIu03KYRUP/Kishimoto.jpg" width="212" height="321" />Con la news odierna vogliamo spendere due parole su uno dei mangaka più popolari della nostra epoca, l’autore di un fenomeno di culto mediatico senza precedenti quale è stato e continua a essere NARUTO. Masashi Kishimoto nasce a Okayama nel 1974, e dimostra sin dall’infanzia una curiosità e un talento innato per il disegno. Lo stile che più lo attrae da bambino è quello morbido e pulito di Doraemon e Dr. Slump&amp;Arale, ma presto comincia ad appassionarsi anche alla ricchezza di dettaglio di serie come Mobile Suit Gundam.<br />
Non ci vuole molto perché il giovane capisca che la sua passione per i manga non era semplicemente un hobby, ma una disposizione naturale.<br />
Katsuhiro Otomo fu forse l’autore i cui lavori lo colpirono più profondamente, ma fu anche colui che gli fece comprendere che la grandezza non sarebbe arrivata imitando le opere degli altri: c’era bisogno di creare qualcosa di originale e mai realizzato prima.<br />
La carriera giovanile di Kishimoto fu caratterizzata da grandi fallimenti e da molte bocciature: furono lo stesso padre e il fratello a stroncare in più di un’occasione con sincere critiche il lavoro del giovane Masashi, caratterizzato inizialmente da piccole storielle di 30 pagine che non avrebbero mai trovato spazio di fronte a manga molto più articolati. Ma questo, come spesso capita di leggere in NARUTO, fu per lui solo uno stimolo a un miglioramento costante e progressivo. E infine arrivarono anche i primi premi, come l’Hot Steps, ottenuto con il manga Karakuri, realizzato da Masashi ai tempi in cui frequentava una scuola di specializzazione artistica.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2138"></span><br />
Il primo vero manga di Kishimoto è anche il suo grande capolavoro: nel 1999 esordisce Naruto, che nel giro di qualche anno conquista non solo il Giappone, ma anche il resto del mondo e l’Italia, dove giunge nel 2003. In una passata intervista al L.A. Times, Kishimoto spiegava che il successo del suo manga era probabilmente da rintracciarsi nel senso di empatia che Naruto riusciva a suscitare nel lettore: il suo senso di inferiorità rispetto agli altri ninja, ben più abili e dotati di lui almeno all’inizio, lo rendeva teso in una costante volontà di migliorare, di farcela, di riuscire a eguagliare gli altri, rendendolo molto diverso da altri eroi cartacei. E ovviamente, spiega, in questa caratterizzazione non poteva che esserci una piccola nota autobiografica.<br />
Cari lettori, anche per oggi è tutto; vi invitiamo a continuare a seguire le nostre rubriche, restate con noi!</p>


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		<title>Periodo nero per l&#8217;elettronica giapponese</title>
		<link>http://www.giappone360.it/2009/02/01/periodo-nero-per-lelettronica-giapponese/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 07:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[hitachi]]></category>
		<category><![CDATA[Honda]]></category>
		<category><![CDATA[Kaoru Yosano]]></category>
		<category><![CDATA[nikkei]]></category>
		<category><![CDATA[Toyota]]></category>

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		<description><![CDATA[Si aggrava il quadro recessivo del Giappone, seconda economia mondiale. A pochi giorni dal varo di un controverso pacchetto di misure supplementari a sostegno dell&#8217;economia, volute dal premier Taro Aso, oggi nell&#8217;Arcipelago si è registrato un nuovo bollettino da crisi profonda. E su due fronti; da un lato quelle della congiuntura generale, con i dati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si aggrava il quadro recessivo del Giappone, seconda economia mondiale. A pochi giorni dal varo di un controverso pacchetto di misure supplementari a sostegno dell&#8217;economia, volute dal premier Taro Aso, oggi nell&#8217;Arcipelago si è registrato un nuovo bollettino da <a href="http://www.giappone360.it/tag/crisi/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con crisi">crisi</a> profonda. E su due fronti; da un lato quelle della congiuntura generale, con i dati di novembre sulla produzione industriale, un crollo del 9,6 per cento che è il peggiore da oltre mezzo secolo, assieme a un incremento della disoccupazione, dal 3,9 al 4,4 per cento e in questo caso è il più consistente da oltre quarant&#8217;anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;altro con una serie di nuovi bilanci negativi da alcuni tra i maggiori gruppi nipponici, <a href="http://www.giappone360.it/tag/honda/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Honda">Honda</a>, <a href="http://www.giappone360.it/tag/toyota/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Toyota">Toyota</a>, Hitaci e soprattutto il conglomerato di elettronica Nec, che ha esacerbato i pessimismi annunciando un pesantissimo taglio occupazionale: saltano 20 mila posti di lavoro. A Tokyo il <a href="http://www.giappone360.it/tag/nikkei/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con nikkei">Nikkei</a> 225 ha siglato gli scambi lasciando sul terreno il 3,12 per cento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ministro dell&#8217;economia Kaoru Yosano ammette che il quadro è «estremamente grave», specialmente sul fronte occupazionale. «Le ricadute della recessione globale si sono estese al mercato del lavoro del Giappone», ha affermato, secondo quanto riporta l&#8217;agenzia Kyodo. Nelle sue previsioni globali recentemente aggiornate, per il Giappone il Fondo monetario internazionale prevede una contrazione del pil del 2,6 per cento quest&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1901"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Intanto, dopo il calo di novembre, riferito dal governo, le previsioni indicano nove contrazioni per la produzione dell&#8217;industria, un altro pesantissimo meno 9,1 per cento a gennaio e un meno 4,7 per cento a febbraio. La crisi si aggrava anche sui consumi, a dicembre si è assistito al decimo mese consecutivo di calo sulle spese delle famiglie, un meno 4,6 per cento più grave di quanto prevedevano gli analisti.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo quadro Nec &#8211; che nell&#8217;ultimo trimestre del 2008 ha accusato una perdita da 130 miliardi di yen, 1,12 miliardi di euro &#8211; decide un pesante taglio da ci spera di ricavare consistenti riduzioni dei costi. Secondo il quotidiano finanziario Nikkei starebbe portando avanti trattative con Toshiba per una alleanza sui microprocessori.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche <a href="http://www.giappone360.it/tag/hitachi/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con hitachi">Hitachi</a>, altro gruppo dell&#8217;elettronica, ha annunciato tagli, 7.000 posti in meno mentre per l&#8217;anno fiscale, che in Giappone si chiude a marzo, prevede un rosso di bilancio.</p>
<p style="text-align: justify;">Honda, terza casa automobilistica nippon, prima al mondo sulle moto, ha consistentemente rivisto al ribasso le sue previsioni di utili, dopo che negli ultimi tre mesi del 2008 sono crollati del 90 per cento. Tuttavia in questo caso, l&#8217;utile ridotto a poco più di 20 miliardi di yen si è rivelato ben meno grave di quanto prevedevano gli analisti, che rilevano come questo gruppo sembri cavarsela meglio rispetto a le connazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi Toyota ha annunciato di attendersi un bilancio in perdita per l&#8217;intero anno fiscale. La prima casa automobilistica dell&#8217;Arcipelago, e prima al mondo dopo il recente sorpasso sull&#8217;americana Gm, ha rivisto in peggio per la terza volta su questo esercizio le sue previsioni, che ora indicano una perdita operativa da 400 miliardi di yen. Sarà il primo bilancio in rosso nei 70 anni di storia di questo gruppo.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto il premier Aso è giunto a Davos per partecipare all&#8217;assemblea annuale del World Economic Forum. Si proponeva di lanciare messaggi all&#8217;insegna dell&#8217;ottimismo, perché «il pessimismo è il nemico», secondo quanto riferito dal portavoce del ministero degli Esteri, Kazuo Kodama.  Ma il bollettino, anche per il crollo dell&#8217;economia Usa, mercato di sbocco cruciale per gli esportatori nippon, non lascia buone speranze al momento.</p>


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		<title>Interstella 5555: the 5tory of the 5ecret 5tar 5ystem</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 10:53:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[5555]]></category>
		<category><![CDATA[Akira Matsumoto]]></category>
		<category><![CDATA[daft punk]]></category>
		<category><![CDATA[interstella]]></category>
		<category><![CDATA[interstella 5555]]></category>
		<category><![CDATA[Leiji Matsumoto]]></category>
		<category><![CDATA[the 5tory of the 5ecret 5tar 5ystem]]></category>

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		<description><![CDATA[Conoscete Akira Matsumoto in arte Leiji Matsumoto? Il buon Matsumoto è il famoso autore di Galaxy Express 999, Corazzata Spaziale Yamato e di Capitan Harlock (&#8220;L&#8217;universo è la mia casa&#8230; la voce sommessa di questo mare infinito mi invoca e mi invita a vivere senza catene&#8230; la mia bandiera è un simbolo di libertà&#8221;). Si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.filmsquish.com/guts/files/images/affiche%20interstella%205555_0.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">Conoscete Akira Matsumoto in arte <span style="font-weight: bold;">Leiji Matsumoto</span>?</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://files.splinder.com/c511ddfb414b5d81fee4b2a1a35b7e57.jpeg" alt="" width="152" height="150" />Il buon Matsumoto è il famoso autore di <span style="font-style: italic;">Galaxy Express 999, Corazzata Spaziale Yamato</span> e di <span style="font-style: italic;">Capitan Harlock</span> (&#8220;L&#8217;universo è la mia casa&#8230; la voce sommessa di questo mare infinito mi invoca e mi invita a vivere senza catene&#8230; la mia bandiera è un simbolo di libertà&#8221;). Si è cimentato anche come progettista di barche che tutt&#8217; oggi vengono usate in Giappone.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2296/1912568696_102b64fea7.jpg?v=0" alt="http://farm3.static.flickr.com/2296/1912568696_102b64fea7.jpg?v=0" width="368" height="244" /></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><span id="more-1860"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Conoscete i <strong>Daft Punk</strong> (<a href="http://www.daftpunk.com/" target="_blank">daftpunk.com</a>)?</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://www.stars-celebrites.com/DAFT-PUNK/daftpunk02.jpg" alt="" width="133" height="203" />I <strong>Daft Punk</strong> sono un duo francese che fa musica di genere House ed elettronica. Il gruppo è formato da <span style="font-style: italic;">Guy-Manuel de Homem-Christo </span> e <span style="font-style: italic;">Thomas Bangalter</span>. Il duo ha anche ricevuto 3 nominations ai Grammy Awards.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: bold;"><br />
</span>
</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: bold;">Harder Better Faster Stronger ALIVE</span></p>
<p style="text-align: center;"><object width="445" height="364" data="http://www.youtube.com/v/nPu7y-s0zeU&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00&amp;border=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/nPu7y-s0zeU&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object><span style="font-weight: bold;"><br />
</span>
</p>
<p style="text-align: justify;">Che legame c&#8217;è tra queste due icone dei propri ambienti? Il legame si chiama Interstella 5555: the 5tory of the 5ecret 5tar 5ystem. Interstella 5555 è infatti un film di animazione prodotto in Giappone nel 2003 dalla Toei Animation, diretto da Leiji Matsumoto e basato interamente sull&#8217;album Discovery dei Daft Punk<span style="color: #f0e80a;"><strong></strong></span>. La produzione è interamente senza dialoghi e le 14 canzoni dell&#8217; album rappresentano la colonna sonora di questa sperimentazione. Per ogni traccia, Matsumoto ha creato i capitoli del video dando così vita alla sequenza narrativa.</p>
<p>* <span style="text-decoration: underline;">One More Time</span></p>
<p>La canzone è quella che il gruppo alieno sta suonando sul proprio pianeta in mezzo a una folla in delirio; il brano termina nel momento in cui le guardie scoprono che degli invasori sono atterrati ma è ormai troppo tardi per fermarli.</p>
<p>* <span style="text-decoration: underline;">Aerodynamic</span></p>
<p>La musica si fa più concitata per sottolineare l&#8217;attacco degli invasori al concerto e il disperato tentativo di fuga dei quattro musicisti, soprattutto del chitarrista che in un primo momento era sembrato scappare. La canzone termina sulla richiesta di SOS all&#8217;astronave a forma di chitarra che fluttua nello spazio.</p>
<p>* <span style="text-decoration: underline;">Digital Love</span></p>
<p>La canzone fa da sfondo al sogno d&#8217;amore che Shep, l&#8217;occupante dell&#8217;astronave, prova nei confronti della bella bassista del gruppo. Qui la situazione è leggermente diversa, nel senso che la canzone è presentata nel film come ascoltata direttamente da Shep, che in un primo momento l&#8217;ascolta sul suo stereo mentre fa le pulizie. Il segnale d&#8217;allarme però interrompe il sogno e la canzone termina con l&#8217;astronave che, inseguendo la navicella con i musicisti prigionieri, si schianta sulla Terra.</p>
<p>* <span style="text-decoration: underline;">Harder, Better, Faster, Stronger</span></p>
<p>La canzone, molto più techno rispetto alla precedente, rispecchia nel film i macchinari che trasformano i quattro musicisti in esseri umani e i loro movimenti ossessivi.</p>
<p>* <span style="text-decoration: underline;">Crescendolls</span></p>
<p>Il brano fa da sfondo alla sequenza in cui i quattro musicisti vengono presentati al mondo come una nuova band, i Crescendolls appunto, e la loro trasformazione in idoli planetari.</p>
<p>* <span style="text-decoration: underline;">Nightvision</span></p>
<p>Un brano molto intimista e malinconico che riflette i sentimenti di un redivivo Shep mentre di notte, sotto la pioggia battente, osserva i suoi eroi costretti a firmare CD in un lussuoso albergo.</p>
<p>* <span style="text-decoration: underline;">Superheroes</span></p>
<p>Shep alla riscossa (come un supereroe appunto) salva dall&#8217;oblio i Crescendolls e li <a href="http://www.giappone360.it/tag/guida/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con guida">guida</a> verso la libertà. La canzone termina con le scene del ferimento di Shep e la scoperta che i loro inseguitori sono robot.</p>
<p>* <span style="text-decoration: underline;">High Life</span></p>
<p>Una canzone briosa come il mondo di sfilate e premi in cui Earl De Darkwood costringe Stella, ancora nelle sue grinfie. La canzone sembra proprio fare da sottofondo musicale alla sfilata di moda che si vede nel film, e cessa quando Stella viene finalmente liberata dagli amici.</p>
<p>* <span style="text-decoration: underline;">Something About Us</span></p>
<p>There is something about us I&#8217;ve got to do / some kind of secret I will share with you, dice il testo della canzone, e in effetti Shep prima di morire rivela ai Crescendolls che loro in realtà sono alieni come lui e consegna loro un misterioso cristallo. La melodia è &#8220;soft&#8221; e toccante.</p>
<p>*<span style="text-decoration: underline;"> Voyager</span></p>
<p>La canzone fa da sfondo al viaggio che i quattro intraprendono per trovare un luogo in cui dare giusta sepoltura a Shep, e termina infatti quando essi lo seppelliscono sotto le fronde di un grande albero e il suo spirito, prima di sparire, li ringrazia.</p>
<p>* <span style="text-decoration: underline;">Veridis Quo</span></p>
<p>La canzone sottolinea il momento dell&#8217;esplorazione di Darkwood Manor e della scoperta della verità da parte dei quattro, con una melodia dapprima soffusa e poi man mano sempre più presente sino al momento della rivelazione finale, con la sconfitta di Darkwood.</p>
<p>* <span style="text-decoration: underline;">Short Circuit</span></p>
<p>Un brano ricco di dissonanze e distorsioni per rappresentare la distruzione di Darkwood Manor, la fuga dei Crescendolls, il loro tentativo di ritrovare le loro memorie e la scoperta da parte della gente che non sono umani.</p>
<p>* <span style="text-decoration: underline;">Face To Face</span></p>
<p>Come dice il titolo della canzone, il momento del confronto tra umani e alieni, che si conclude però molto positivamente: i Crescendolls sono acclamati come e più di prima e gli scienziati terrestri si offrono di riportarli a casa con uno shuttle. La canzone termina con la partenza di tale shuttle.</p>
<p>* <span style="text-decoration: underline;">Too Long</span></p>
<p>Il brano ripercorre tutti i momenti del viaggio interstellare, dall&#8217;attraversamento del passaggio iperspaziale all&#8217;attacco dello spettro maligno di Darkwood (scongiurato dall&#8217;arrivo del fantasma benevolo di Shep), per terminare con l&#8217;atterraggio sul loro pianeta natale e il concerto finale che chiude il film così come era iniziato.</p>
<p>* I titoli di coda scorrono con la versione remix di Aerodynamic come sottofondo.</p>
<p style="text-align: center;"><object width="423" height="423" data="http://video.google.it/googleplayer.swf?docid=2794186044297471197&amp;hl=it&amp;fs=true" type="application/x-shockwave-flash"><param name="id" value="VideoPlayback" /><param name="src" value="http://video.google.it/googleplayer.swf?docid=2794186044297471197&amp;hl=it&amp;fs=true" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>


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