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Archivio per la categoria ‘Approfondimenti’

09  giu
16

Uomini erbivori in Giappone

Inserita da Ale in: Approfondimenti alle 18:58 | Fonte: lastampa.it

In una società che per secoli si è modellata sul valore virile dei samurai, guerrieri che tagliavano la testa del nemico con un solo colpo di sciabola e si bagnavano degli spruzzi del suo sangue come insegne di valore, una società che ancora sogna di trangugiare cruda la carne rossa del tonno, il nome è tutto.

I giornali li chiamano “maschi erbivori” (soshoku-danshi) o semplicemente “erbivori” (soshouku-kei) e nell’appellativo c’è tutto il disprezzo di un popolo che sente di dover essere cacciatore e quindi guarda di traverso chi non mangia carne. Sotto, nella scala sociale dei tempi antichi, c’erano i contadini, che mangiavano cereali, sotto ancora gli erbivori.

Ma oggi una larga fetta di maschi fra i 20 e i 35 anni non ha interesse a fare carriera, trascura il lavoro, non pensa a farsi una famiglia e nemmeno a trovarsi fidanzate fisse o occasionali.

Sono loro gli erbivori, il contrario dei vecchi marziali impiegati in giacca cravatta e gilet che hanno dedicato la vita a rifondare la forza dell’economia giapponese, e lanciarla verso il modo, quasi come i loro genitori si erano armati di baionetta e fucile ed erano corsi a conquistare l’Asia. Per loro l’azienda, la patria e la famiglia erano tutto, condito di sbornie ai bar e avventure occasionali nei karaoke

Oggi però, secondo ricerche di mercato, due terzi dei giapponesi tra i 20 e i 35, quelli con più energia, sono del tutto o parzialmente “erbivori”. Vivono con la mamma, amano i dolci, compreso il “tilamisù”, trascorrono ore in chiacchiere platoniche con l’altro sesso sul computer o sulla panchina di un parco, spendono in trucchi e belletti quanto le donne, si fanno il manicure, stanno più attenti al taglio dei capelli, con brillantina, che ai risultati dell’ufficio.

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09  giu
1

L’universo della musica tradizionale giapponese

Inserita da Ale in: Approfondimenti, Cultura alle 10:14 | Fonte: sistemamusica.it

http://www.sistemamusica.it/2009/giugno_luglio/img/11_c.jpgIl Giappone è vicino… o almeno così sembrerebbe: importanti mostre presso grandi gallerie, raffinati ristoranti giapponesi ovunque, cartoni animati sugli schermi e film di Ozu nei cinema d’essai… Anzi, il Giappone è di moda, dai più raffinati prodotti di design – che sia abbigliamento, arredamento, grafica – alla letteratura, i manga, i corsi di lingua, di arti marziali e calligrafia… Eppure c’è qualcosa della raffinatissima estetica giapponese che affascina ma sfugge, che conquista ma inquieta nello stesso tempo. La musica sembrerebbe il luogo più idiosincratico; oggi certi generi hanno un successo di nicchia, ma la musica giapponese in generale è abbastanza ignota, dopo essere stata a lungo considerata, anche da persone di cultura come i padri gesuiti nel XVI secolo sino agli intellettuali europei entrati nell’arcipelago da poco più di un secolo, «un tormento [...] che invece i giapponesi trovano bellissimo».
In realtà la chiave per accedere alla bellezza della musica giapponese è la stessa che apre i tesori delle arti visuali o letterarie, anzi la musica può mediare una comprensione “emotiva” di quei concetti di rigore, asciuttezza e formalizzazione estrema che sono tipici dell’estetica giapponese. Peculiare della musica giapponese è che i suoi autori hanno saputo, nel corso del tempo, assimilare e in certo senso “perfezionare” gli apporti provenienti dal contatto con culture straniere, rielaborandoli alla luce dei propri valori estetici, ma anche e soprattutto preservarli dal diventare qualcos’altro nel corso del tempo. Ognuna delle varie forme musicali ancor oggi praticate – di cui molte verranno presentate nel corso di MITO – è sorta come espressione di un determinato ceto sociale, si è perfezionata e poi mantenuta relativamente immutata nei fondamenti anche dopo la fine dell’egemonia di quel ceto sociale.

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09  mag
24

Il Giappone? Non è solo sushi

Inserita da Ale in: Approfondimenti, News varie alle 16:21 | Fonte: iltempo.ilsole24ore.com

Maggio nipponico: al Mercato Centrale di Sapporo c’è l’asta del primo raccolto di meloni della città di Yubari; i compratori arrivano da tutto il paese per contendersi i primi due meloni a prezzi da capogiro. All’inizio del mese, c’è la Festa dei Bambini, con la preparazione di un dolce propiziatorio ed un rituale molto particolare come racconta Massimo Soumaré. Scrittore del fantastico, autore di «Storie di Code e di Canini», uscito da poche settimane: «Il cinque maggio, in Giappone si festeggia o Tango no sekku, la Festa dei bambini, mentre la Festa delle bambine, la Hina matsuri, è il tre di marzo. Vuole la tradizione che per evitare eventi malefici si debba appendere iris del Giappone e assenzio selvatico ai tetti e mangiare del kashiwa mochi, un dolce giapponese preparato con uno strato esterno di farina di riso cotto al vapore, farina di riso tipo joshinko e tipo shiratamako, marmellata di azuki e foglie di quercia, e all’interno della marmellata di azuki. Sono serviti avvolti in una foglia di quercia, perché le vecchie foglie di quercia non cadono fino a quando non spuntano le nuove gemme, e la tradizione vede in esse la rappresentazione della continuità della discendenza famigliare». Il Festival delle Navi Nere a Shimoda è un altro evento clou del mese di maggio, per ricordare che nel 1854 il Commodoro Matthew C. Perry sbarcò nella città con la flotta americana. Un piatto per l’occasione? Maccha Manjyu, cioè, panino al tè verde, con crema di fagioli rossi. In realtà questa prelibatezza va bene in molte occasioni, l’importante è assaggiarlo. Preparato con farina, polvere di tè verde, zucchero, acqua, e crema di fagioli rossi che a fine cottura diventa una sorta di crema, è un dolce molto buono, dal sapore insolito ma molto ben armonizzato. Oppure, perché non assaggiare gli Aghe Goma Dango? Gnocchi di riso al sesamo fritto, fatti con farina di riso, zucchero, acqua di sesamo, crema di fagioli rossi, Azuki, e crema di sesamo, sono tipo polpette e vengono fritti esclusivamente in olio non di oliva. Da questi piatti, salta agli occhi, quanto i fagioli rossi, meglio conosciuti come azuki, siano importanti nella cucina nipponica. Cibi da gustare innaffiati da sake, da birra. Oppure da qualche buon vino italiano.


09  apr
16

Giappone, il mito dello shinobi

Inserita da Ale in: Approfondimenti, Cultura alle 17:10 | Fonte: ilreporter.it

http://sixmilevillage.files.wordpress.com/2008/08/shinobi.jpgUn brivido lungo la schiena. Questa potrebbe essere la sensazione provata dagli amanti del Giappone mentre viene nominata la parola shinobi. Termine alle volte logoro, sfocato, lontano da ogni probabile riferimento storico reale.

Alla fine anche noi occidentali lo abbiamo conosciuto aprendo quel canale di comunicazione chiamato tubo catodico: ben presto abbiamo imparato a chiamarlo ninja e a riconoscere in lui la figura del mascherato guerriero esperto di arti marziali.

Ovviamente la Terra del Sol Levante racconta di più e anche di meno rispetto a ciò che noi abbiamo sempre creduto di sapere. Tutto nasce dal medioevo giapponese tra i praticanti dell’arte del “muoversi furtivamente” o ninjutsu come si scrive in grafia latina.

E come sempre il tutto prende forma da una necessità di sopravvivenza collettiva. Il Giappone era straziato dai Signori della Guerra per la supremazia del proprio feudo e, ovviamente, per riuscire a battere il nemico serviva un’ampia e funzionale opera di spionaggio.

Il ninja, in poche parole, svolgeva quelle mansioni che oggi sarebbero affidate all’intelligence interna di un Paese. Figure oltretutto dai contorni poco chiari in quanto la loro tradizione, la loro formazione, risiede quasi completamente nell’insegnamento orale. E la parola in questo caso scivola molte volte via nelle nebbie della leggenda.

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09  apr
14

Così il Giappone si ferma a contemplare i boccioli

Inserita da Ale in: Approfondimenti, News varie alle 18:34 | Fonte: ilgiornale.it

http://mw2.google.com/mw-panoramio/photos/medium/6997191.jpgUn’onda lunga di fiori di ciliegio, da Sud a Nord. Una «ola» di boccioli in tutte le gradazioni del rosa, fino al bianco. C’è un Paese, il Giappone, che attende la primavera con la stessa trepidazione dell’inizio del millennio. Che ogni volta saluta la nuova stagione in un modo gioioso e universale. Quando sbocciano i fiori di ciliegio (sakura) migliaia di giapponesi interrompono il loro ritmo frenetico per riversarsi nelle strade. Meglio: nei viali dei parchi, a fare festa. Da Ueno a Gyoen, da Sumida a Koishikawa, per citare solo i giardini di Tokyo, i prati sono addobbati da tappeti rossi, il panno «sontuoso» da esibire nei pic-nic. Si mangia cibo tradizionale e si beve sakè fino a ubriacarsi mentre il vento scatena tempeste di petali. I primi ciliegi sbocciano nell’estremo Sud, sull’isola di Okinawa, già in gennaio; man mano, ondeggiando lungo l’arcipelago come una soffice marea rosa, ricoprono l’intero Giappone toccando a maggio la punta più a Nord, capo Soya a Hokkaido. Ma è nel periodo compreso fra il 21 marzo e la prima settimana di aprile che si concentra la fioritura nell’isola principale.
L’«avanzata» dei fiori è annunciata da ogni telegiornale fra i titoli d’apertura, è il «sakura zensen», il fronte dei fiori di ciliegio. Le tivù riportano mappe dettagliate e la percentuale di fiori in ogni singola area. Questo per permettere ai giapponesi di programmare le gite di contemplazione, hanami, la cui tradizione risale al IX secolo. L’arrivo della primavera non segna solo la fine dell’inverno ma anche l’inizio dell’anno scolastico, di quello accademico e di quello finanziario. Insomma, un periodo frenetico e di bilanci. Nonostante tutto professionisti, operai e studenti sospendono i loro impegni e non prendono appuntamenti quando nella loro regione iniziano a sbocciare i ciliegi.

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09  mar
8

Crisi: Dal Giappone una lezione per USA ed Europa

Inserita da Ale in: Approfondimenti, Economia alle 11:37 | Fonte: finanzainchiaro.it

Le analogie fra la del Giappone negli anni ’90 e quella degli Stati Uniti nel 2008 sono sempre più vicine: in entrambi i casi la causa centrale è stata la finanziaria seguita allo scoppio della bolla immobiliare a cui ha fatto seguito un’improvvisa di fiducia, così come in entrambi i casi la politica monetaria, di salvataggio e ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie è stata finora simile.

In Giappone il momento scatenante della crisi fu il fallimento della Sanyo e della Banca Takushoku nel novembre del 1997, così come il momento scatenante dell’attuale crisi è stato il fallimento della Lehman Brothers il 15 settembre 2008: in entrambi i casi le autorità politiche si trovarono rapidamente prive di strumenti di intervento e furono costrette a intervenire con provvedimenti di emergenza per fronteggiare la crisi, a partire da un rafforzamento delle garanzie sui depositi fino all’iniezione di capitale nelle banche e in casi estremi alla loro nazionalizzazione.

Un’esperienza comune è l’importanza di una credibile autorità di vigilanza e controllo da parte della Banca Centrale e la nazionalizzazione temporanea può rappresentare una soluzione efficace. La lezione centrale della crisi giapponese, e di quello che ormai viene chiamato il suo “decennio perduto”, è che gli interventi finanziari, per quanto efficaci, hanno comunque avuto una durata di breve periodo: infatti l’uscita effettiva dalla crisi è iniziata a partire dal 2003, con l’aumento delle esportazioni mondiali e la fase espansiva della globalizzazione, di cui non si possono trascurare le implicazioni sulla crisi corrente.

(continua…)


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