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Lo hanno accolto con uno striscione che era già un atto d’amore: «Il Giappone ti ha adottato». Figurarsi 90 minuti dopo, quando ha battuto l’Argentina di Messi. Il ct Alberto Zaccheroni è diventato ZacJapan. A Tokyo lo adorano perché ha il fascino italico, perché ha allenato tra le altre Milan e Juventus, che da queste parti simboleggiano il made in Italy, perché ha deciso di prendere la residenza qui, invece di fare il pendolare come fece un certo Zico. E poi perché ha infilato una serie di circostanze fortunate che lo hanno reso carismatico: primo segno del destino, ha debuttato ieri sera allo stadio di Saitama, quello inaugurato dall’Italia ai Mondiali del 2002 (doppietta di Vieri all’Ecuador). Secondo segno, ha battuto per la prima volta la selezione sudamericana, che aveva vinto i sei precedenti scontri diretti.
«Ho detto ai miei giocatori di crederci perché sono una buona squadra e di non pensare al prestigio dell’avversario», racconta il tecnico romagnolo, 57 anni, uno scudetto con il Milan nel ‘99 e qualche delusione sulle altre panchine di Milano e Torino. Era un’amichevole di lusso, ma sentitissima: 57 mila spettatori entusiasti e composti come solo i giapponesi sanno essere. La partita l’ha risolta Okazaki al 18’ del primo tempo. L’Argentina ha provato invano a raddrizzarla con le sue stelle, da Milito e Cambiasso, usciti nella prima frazione per problemi muscolari, a Carlos Tevez e Higuain. Oltre naturalmente a Messi.
Non l’ha mai dichiarato apertamente, ma non si è mai neppure risparmiata qualche frecciatina alla campionessa olimpica. Lei è Mao Asada, argento a Vancouver e ora campionessa del mondo. La giapponese, una atleta in grado di eseguire un triplo axel, si è presa la sua personalissima rivincita dopo quanto accaduto in Canada dove, a suo dire, i giudici hanno premiato troppo la parte artistica a discapito della tecnica dove lei non conosce rivali.
Dopo aver chiuso al secondo posto il programma obbligatorio, la giapponese ha messo il turbo, eseguendo un libero assolutamente di altissimo livello che le ha permesso di sbaragliare la concorrenza e di volare al primo posto. Sulle musiche di Rachmaninov, la 19enne ha convinto tutti, giudici compresi che l’hanno premiata con il secondo miglior punteggio di giornata (129.50) che, sommato al punteggio del corto, l’ha incoronata regina del Mondiale torinese. Certo, merito suo, ma colpa anche della statunitense Mirai Nagasu.
La giapponese naturalizzata USA, ha sbagliato tutto scendendo dalla prima posizione di ieri, alla settima di oggi. Lacrime per lei che, appena 16enne, stava accarezzando il sogno del titolo mondiale. Intervistata dalle nostre telecamere a fine gara ha avuto solo la forza di dire “Ora voglio tornare a casa”. La capiamo e apprezziamo la professionalità di essere venuta ugualmente in mixed zone. Crescerà e avrà tutto il tempo per togliersi le sue soddisfazioni
E’ finita nel modo più giusto. Dopo il bronzo olimpico conquistato a Vancouver, Daisuke Takahashi si conferma anche ai Mondiali di Torino con una performance come sempre di altissimo livello. Perfetto in ogni elemento, il giapponese non solo ha vinto, ma ha anche segnato il suo season best, segno che, quando dice di poter crescere ancora, non mente. Il punteggio di Takahashi , 257,70, conferma lo straordinario valore della sua stagione e della sua performance al Palavela. Si tratta del secondo punteggio di sempre, superiore anche a quello ottenuto da Lysacek, il grande assente insieme a Plushenko, alle recenti Olimpiadi di Vancouver. Secondo classificato il canadese Patrick Chan che, nonostante l’errore sul triplo loop, ha eseguito un esercizio splendido che i giudici hanno giustamente premiato. Bronzo, con qualche polemica, per il francese Brian Joubert che ha così messo a tacere chi lo dava per finito. La polemica riguarda il quarto classificato, il ceko Michal Brezina che ha eseguito un esercizio migliore rispetto a quello del francese, ma non ha convinto del tutto la giuria. Nulla di grave, il sorriso con il quale ha commentato il suo quarto posto ha chiaritotutto, e che a 19 anni ha ancora tante occasioni per vincere.
Il Giappone corre ai ripari e avvia l’esame delle nuove strategie per rilanciare i propri atleti nell’Olimpo dello sport mondiale, con l’obiettivo di mettere a punto un primo piano già prima dell’estate. I risultati ai giochi invernali di Vancouver (5 medaglie senza ori) sono stati deludenti, malgrado i commenti ufficiali positivi, e resi ancora più amari dalla brillante prova di Corea del Sud (14 medaglie, con ben 6), e Cina, attestatasi a quota 11, di cui 5 del metallo più prezioso. Il ministero dell’Istruzione di Tokyo, infatti, ha riunito la sua prima consulta, fatta di ex atleti ed esperti, per “dare il via a un nuovo lavoro e un nuovo modello – ha detto Ikuko Arimatsu, a capo della divisione Sport del dicastero -. L’obiettivo principale è arrivare a provvedimenti, anche di tipo normativo e finanziario e far capire che lo sport è un impegno che lo Stato non può eliminare”.
Un arbitro giapponese è stato sospeso per due giornate per aver convalidato un rigore ‘a duè. È accaduto nella partita di J-League, la serie A nipponica, tra Hiroshima Sanfrecce e Shimizu S-Pulse. Al terzo minuto il direttore di gara Takuto Okabe ha concesso un penalty ai padroni di casa: il difensore Tomoaki Makino ha piazzato il pallone sul dischetto e preso la rincorsa, ma poi a sorpresa è partito l’attaccante Hisato Sato, che ha insaccato tra la sorpresa generale. Il gol è stato convalidato e la partita è poi finita 1-1. La J-League ha deciso di non dare ammonizioni retroattive ai due giocatori, che a termini di regolamento dovevano essere puniti dall’arbitro anche con un calcio di punizione a favore degli avversari per comportamento antisportivo. Il signor Okabe è stato invece fermato per due turni.
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Hidetoshi Nakata è sempre stato un tipo particolare e non si smentisce neanche questa volta. Il calciatore giapponese, che nel 2001 vinse uno scudetto con la Roma e in patria è ancora un idolo nonostante abbia smesso di giocare, ha deciso di mettere all’asta online il paio di scarpini che ha utilizzato nella partite dei Mondiali 2006 fra il suo Giappone e la Croazia, finita 0-0. Un suo fan glieli ha comprati per una cifra pari a circa un milione e 110mila euro, e Nakata ha deciso di devolvere l’intero importo in favore delle popolazioni di Haiti, paese devastato dal recente terremoto che ha fatto più di 300mila vittime. A portare Nakata in Italia, nel Perugia di Luciano Gaucci, furono il figlio del patron, Alessandro, e il consulente ed agente Fifa Sabatino Durante, suo scopritore. Successivamente il giapponese ha giocato per Roma, Parma, Bologna, Fiorentina e in Inghilterra nel Bolton.