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Il quotidiano giapponese Yomiuri Shinbun ventila la possibilità che anche al settore dei manga e anime nipponici vengano assegnati aiuti statali.
Il Ministero dell’Economia, dell’Industria e del Commercio (METI) ha da poco iniziato a prendere ufficialmente in considerazione l’ipotesi di intraprendere azioni di sostegno a favore dell’industria dei media, affinché quest’ultima riesca a penetrare nuovi mercati oltreoceano. All’interno di questo settore figurano anche l’animazione e l’industria dei videogiochi, entrambe fortemente apprezzate e diffuse in tutto il mondo.
La scorsa settimana si è tenuto il primo di una serie di vertici che illustreranno studi di settore e modalità con le quali si potrebbe far crescere e potenziare l’industria leggera dell’intrattenimento giapponese.
Durante l’incontro, i partecipanti si sono tutti mostrati d’accordo sull’importanza che riveste il mercato asiatico nel complesso, e si è poi dato il via a discussioni in merito alla valutazione dei diversi tipi di sostegno governativo che potrebbero essere applicati.
Una di queste possibilità consiste nell’apertura di un fondo istituito congiuntamente dal governo e dal settore privato, nell’ottica di miglioramento della rete di distribuzione di contenuti mediatici attraverso internet.
Il fondo dovrebbe anche fungere da copertura per gli ingenti costi di produzione che molte medie e piccole compagnie di produzione animate faticano a sostenere da sole, perché esse già lottano per riuscire a sfornare prodotti di un certo spessore qualitativo.
Capcom ha annunciato ufficialmente l’arrivo del picchiaduro Street Fighter IV per piattaforme portatili Apple.
Stando a quanto riportato dal sito IGN, Street Fighter IV per iPhone e iPod Touch sara’ disponibile da marzo e proporra’ le stesse caratteristiche presenti su console casalinghe con i relativi limiti imposti dall’hardware.
Dalle prime immagini rilasciate e’ possibile notare infatti l’incredibile adattamento grafico che andra’ a ridurre un minimo la resa estetica dei personaggi e dei fondali. I primi due combattenti svelati sono Ken e Ryu, ma sembra che gli sviluppatori porteranno anche sul melafonino gli stessi personaggi presenti nel titolo originale comprese mosse, combo e Ultra.
Un film contro la guerra e i vizi del potere, ma a scioccare sono le scene di sesso. “Caterpillar”, il film del giapponese Koji Wakamatsu, presentato al Festival di Berlino, è destinato a fare parlare di sé per le disturbanti sequenze di amplessi tra una donna e suo marito, reduce di guerra, ridotto a un tronco umano senza gambe né braccia, muto e parzialmente sfigurato.
Ancora sesso dunque a Berlino, ma ben lontano da quello rappresentato da Silvio Soldini in “Cosavogliodipiù”. Qui sono rappresentati amplessi per forza di cose acrobatici tra il poveretto e la compagna. La storia è ambientata nel 1940 durante la seconda guerra Cino-Giapponese e il tenente Kurokawa ritorna a casa pieno di onori, ma privo appunto delle braccia e delle gambe perse in una delle tante battaglie a cui ha partecipato. Tutte le speranze sono ora riposte nella moglie di Kurokawa, Shigeiko (Shinobu Terajima); sarà suo compito infatti di donna giapponese di onorare l’imperatore e il suo paese prendendosi cura del pluridecorato Kyuzo (Shima Ohnishi) chiamato da tutti, compresa la stampa, ’soldato di dio’.
Ma le cose ben presto cambiano: se all’inizio la moglie ha solo legittimo terrore di quell’essere che gli viene portato in casa, poi si abitua all’idea di accudirlo e di farci anche l’amore (inizialmente con un evidente ribrezzo). Lentamente il ricordo di come era trattata e malmenata da quello stesso marito prima della sua partenza per la guerra si impossessa della mente della donna tanto da ritrovarsi lei stessa a maltrattarlo, in una vicenda che mescola pena e vendetta in cui si vuole riabilitare la figura della donna.
“Il mio paese è fondamentalmente una società maschilista – ha detto Koji Wakamatsu -. Gli uomini hanno usato senza alcuna vergogna violenza alla donne e le hanno considerate solo degli oggetti sessuali o macchine per produrre figli. Una cosa quest’ultima ancora molto sentita tanto da essere stata ribadita ultimamente da un nostro membro del parlamento. In questo film ho voluto descrivere come la violenza delle guerra può cambiare tutto anche i radicati rapporti che ci sono tra uomo e donna”.
Le tasse sui consumi in Giappone potrebbero crescere già dal prossimo marzo per fare fronte a una situazione fiscale deteriorata. Lo ha annunciato il ministro delle Finanze di Tokyo, Naoto Kan, parlando della più vasta riforma fiscale che il governo del primo ministro Yukio Hatoyama sta preparando. L’annuncio è giunto mentre lo stesso gabinetto nipponico rendeva noto il valore della contrazione dell’economia nazionale nel 2009: il 5 per cento. Un calo netto, appena contenuto dalla ripresa del Pil nell’ultimo trimestre del 2009. Tra ottobre e dicembre la crescita del Pil in Giappone ha segnato il +1,1 per cento, al di sopra delle previsioni degli analisti che avevano immaginato quota 1 per cento. Nonostante il tonfo su base annuale, il Sol Levante resta, dopo gli Usa, la seconda economia mondiale evitando per un altro anno il sorpasso da parte della Cina. Il Pil nominale di Tokyo si assesta a cifra 5.075 miliardi di dollari contro i 4.900 della Repubblica popolare.
La possibilità di aumentare la tassa sui consumi, spiega The Japan Times, contrasta con la piattaforma elettorale del Partito democratico giapponese – al potere da pochi mesi con Hatoyama dopo 46 anni filati di opposizione – che aveva rinunciato a nuove tasse, puntando invece sui tagli di spesa. “Non toccheremo la tassa sui consumi per quattro anni”, aveva annunciato Hatoyama mentre la crisi obbligava Tokyo ad aprire i rubinetti della spesa sociale. In definitiva, sono molto stretti i margini di manovra del suo esecutivo. Con un debito che punta a quota 200 per cento del Pil, la necessità di trovare nuove entrate è sempre più impellente. D’altro canto Hatoyama può cercare di rimodulare il carico fiscale senza però aggravarlo: un aumento delle tasse potrebbe mettere a repentaglio la ripresa economica che senta a ingranare.
L’affitto è un tantino caro ma credo che Cina e Giappone siano nazioni che sanno fare bene i loro conti economici e finanziari. Se i giapponesi sono intenzionati a spendere un milione di dollari per avere una coppia di panda maggiore, da collocare nei propri giardini zoologici, l’impressione è che il Sol levante non voglia unicamente rendere felici i milioni di bambini che si recheranno negli zoo dove i simpatici «orsacchiotti» verranno ospitati, ma che dietro alla manovra possa esserci qualche avvicinamento politico tra nazioni storicamente prive di grande armonia.
Fatto sta che il Giappone vedrà ben presto il ritorno dell’animale simbolo di pace e distensione (oltre che dei rischi che corrono le specie animali in generale), presso il suo giardino zoologico di Ueno. Shintaro Ishihara, governatore di Tokyo, ha ammesso che il prezzo dell’affitto è effettivamente altino, ma si è affrettato ad assicurare che gli amministratori stanno valutando positivamente uno sconto di 50mila dollari. Del resto, la motivazione ufficiale circa i costi lievitati anche nell’affitto dei panda, risiede nell’onorevole fatto che questi danari saranno integralmente impiegati nei vari progetti di conservazione di una specie a costante rischio di estinzione e, la maggior parte, sarà devoluta alla ricostruzione del santuario danneggiato durante il disastroso terremoto del 2008 che ha colpito la provincia del Sichuan.
Un attivista degli ambientalisti di Sea Shepherd e’ salito sulla nave Shonan Maru 2, di scorta alle baleniere giapponesi. Il neozelandese Pete Bethune, ex capitano della nave ipertecnologica Ady Gil, speronata dopo una violenta collisione con la stessa ‘Shonan Maru 2′ lo scorso 6 gennaio, e’ salito a bordo del battello giapponese nelle prime ore del mattino per ”arrestare” il capitano e per presentare il conto dei danni: 3 milioni di dollari.