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Il Giappone ha annunciato che intende impegnarsi per la ripresa della caccia commerciale alle balene, messa al bando nel 1986. La posizione ufficiale del governo di Tokyo e’ stata spiegata oggi dal ministro per le risorse Agricole, Forestali e Ittiche, Hirotaka Akamatsu, a poche ore dall’incontro preliminare della Commissione Internazionale sulle balene (Iwc), in programma in Florida. Il governo australiano ha minacciato di passare alle vie legali contro Tokyo.
Un’inchiesta stabilirà di chi è la responsabilità dello speronamento, avvenuto mercoledì pomeriggio nelle acque dell’Antartico, tra la nave giapponese Shonan Maru 2 e il trimarano ultraveloce della società americana Sea Shepherd Ady Gil. Con l’incidente di ieri la guerra per le balene ha raggiunto un livello di violenza senza precedenti, e il governo di Canberra è ora sotto pressione da parte degli ambientalisti, che chiedono che una nave-pattuglia australiana sia inviata per controllare gli scontri tra baleniere giapponesi e le imbarcazioni della Sea Shepherd. Gli scontri avvengono in acque australiane.
L’Australia ha non solo il diritto, ma il dovere di monitorare quello che vi accade, ha detto oggi il leader dei Verdi Bob Brown. Eguerra, e non abbiamo intenzione di ritirarci, ha dichiarato oggi Paul Watson, fondatore di Sea Shepherd e capitano di una delle sue navi.
Il trimarano ultra-rapido utilizzato dagli ecologisti australiani per inseguire le baleniere giapponesi è stato semi-distrutto in seguito a uno scontro con i pescatori nell’Antartico. Lo hanno denunciato gli ambientalisti di Sea Shepherd, l’associazione che cerca di contrastare la caccia ai cetacei, oggetto di una moratoria internazionale in vigore dal 1986 che le autorità nipponiche continuano a ignorare con il pretesto della cattura di esemplari a scopi scientifici. Una posizione isolata, quella di Tokyo, che gli è valsa dure critiche soprattutto da Australia e Nuova Zelanda, nazioni che hanno fatto della difesa dei santuari marini una priorità.
EQUIPAGGIO IN SALVO – I sei membri dell’equipaggio dell’«Ady Gil» – così battezzato in onore del mecenate che lo ha donato agli «ecowarrior» – sono stati soccorsi e sono usciti indenni dall’imbarcazione. «Sembra che l’Ady Gil stia affondando e le possibilità di recuperarlo sono molto labili», ha aggiunto Sea Shepherd, che ha definito «non provocata» l’aggressione delle baleniere giapponesi e sostiene di averla ripresa in un filmato. «Lo Shonan Maru numero 2 si è improvvisamente messo in movimento e ha deliberatamente colpito l’Ady Gil sfondando otto piedi (2,4 metri) di prua», si precisa nella nota.
La nave di protesta contro la caccia alle balene,e’ uscita illesa dalla prima scaramuccia della stagione nei mari antartici. La Steve Irwin del gruppo Sea Shepherd si e’ scontrata con una nave giapponese.
Il comandante Watson ha detto che la nave giapponese tallonava la sua dal 9 dicembre e ieri, a circa 1.200 km a sud dell’Australia, le ha sparato contro con potenti cannoni ad acqua. La Steve Irwin ha risposto con i suoi cannoni ad acqua e i giapponesi si sono ritirati.
L’Australia sta valutando seriamente un’azione legale contro il Giappone per la caccia alle balene condotta ogni anno nei pressi dell’Antartide, che prenderà il via tra poche settimane. Lo ha annunciato oggi il premier australiano Kevin Rudd.
Il nuovo governo di centrosinistra giapponese si è impegnato a dare seguito al programma annuale di ricerca scientifica sulla caccia alle balene e ha detto oggi di non avere alcuna intenzione di rivedere tale politica, che si è attirata vaste condanne sia da parte di vari governi che degli ambientalisti.
“Non accettiamo la premessa del Giappone della cosiddetta caccia scientifica alle balene”, ha detto Rudd ai microfoni di una radio di Melbourne.
“Se non potremo risolvere questa questione per via diplomatica, intraprenderemo un’azione legale internazionale. Sono serio su questa cosa, preferirei affrontarla diplomaticamente, ma se non ci riusciamo, questa è la strada alternativa”.
Il governo di centrosinistra di Rudd è stato accusato di aver fatto marcai indietro rispetto alla precedente minaccia di fare ricorso al Tribunale internazionale per evitare di danneggiare le relazioni commerciali col Giappone e i negoziati su un patto di libero scambio.
Un’azione legale provocherebbe una sospensiva della caccia, prima di arrivare alla discussione della causa.
Profondo disappunto dell’Australia per la partenza, anche quest’anno, delle baleniere giapponesi per i mari antartici. L’obiettivo, in questa estate australe, è di uccidere e macellare 900 balene, naturalmente giustificando il tutto con gli ormai poco credibili fini scientifici. Quattro baleniere sono salpate giovedì per un viaggio che si prolungherà per cinque mesi. “Gli scienziati nipponici” intendono massacrare 850 balene dal rostro (rarissime) e 50 balene azzurre.
“Il Giappone manca un’altra occasione di scambiare gli arpioni con la scienza – ha detto il ministro australiano dell’Ambiente Peter Garrett, che ha rinnovato a Tokyo l’invito ad unirsi al programma scientifico non letale sui grandi cetacei promosso dall’Australia -. Il nostro governo ha sostenuto più volte che non e necessario uccidere le balene per studiarle ed è impegnato in uno sforzo senza precedenti compresa la nomina di un inviato speciale”, che avrà l’importante compito di riuscire a persuadere Tokyo in modo che torni sui propri passi bandendo una volta per tutte queste spedizioni.
Australia pronta a presentare ricorso – Sidney, parallelamente, starebbe raccogliendo documentazioni per un possibile ricorso alla Corte internazionale di giustizia. Gli ambientalisti di Sea Shepherd, che nelle stagioni passate hanno ostacolato la caccia con azioni di disturbo, anche interponendosi con i gommoni fra gli arpioni e i cetacei, si preparano a mandare due navi a inseguire le baleniere.
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