Balene. Greenpeace: arresto attivisti, anche Onu critica Giappone
Alla vigilia della partenza della flotta baleniera giapponese per il Santuario delle balene dell’Oceano Antartico, la Commissione dei Diritti umani dell’Onu “ha redatto un documento che condanna ‘l’irragionevole restrizione alla liberta’ di espressione’ in Giappone, oltre alle violazioni commesse dalla Polizia giapponese che ha arrestato gli attivisti di Greenpeace Juniki Sato e Toru Suzuky”.
Lo fa sapere l’associazione ambientalista, precidsando che anche Amnesty International condanna il comportamento del Giappone. “Per la caccia baleniera, il Giappone sta perdendo la reputazione- attacca Alessandro Gianni’, responsabile della Campagna Mare di Greenpeace- stanno sprecando milioni di dollari per un’attivita’ che non ha alcun significato economico e che oramai e’ al collasso”.
Infatti, l’ Institute for Cetacean Research e la Kyodo Senpaku, che curano rispettivamente la gestione “scientifica” e logistica del programma di caccia baleniera finanziato dal Giappone, “hanno appena annunciato la chiusura per debiti di ‘Yushin’ il principale ristorante baleniero”, segnala Greenpeace.
“Non c’e’ mercato per la carne di balena, nemmeno in Giappone- aggiunge Gianni’- a gennaio c’erano 2.800 tonnellate di carne di balena nei frigoriferi giapponesi, ora ce ne sono 4.200. La smettano di ammazzare balene e di sprecare soldi dei contribuenti giapponesi”.
Gli attivisti di Greenpeace Juniki Sato e Toru Suzuki sono stati arrestati dalla polizia giapponese dopo aver prelevato una scatola spedita da un membro dell’equipaggio della flotta baleniera. La scatola, che doveva contenere “cartone”, conteneva invece carne di balena di contrabbando per un valore superiore a 2.000 euro.
La polizia giapponese ha richiesto e ottenuto un mandato di cattura per tre attivisti della 




