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08  nov
13

Balene. Greenpeace: arresto attivisti, anche Onu critica Giappone

Inserita da Ale in: Cronaca alle 11:20 | Fonte: diregiovani.it

Alla vigilia della partenza della flotta baleniera giapponese per il Santuario delle dell’Oceano Antartico, la Commissione dei Diritti umani dell’ “ha redatto un documento che condanna ‘l’irragionevole restrizione alla liberta’ di espressione’ in Giappone, oltre alle violazioni commesse dalla Polizia giapponese che ha arrestato gli attivisti di Juniki Sato e Toru Suzuky”.

Lo fa sapere l’associazione ambientalista, precidsando che anche Amnesty International condanna il comportamento del Giappone. “Per la caccia baleniera, il Giappone sta perdendo la reputazione- attacca Alessandro Gianni’, responsabile della Campagna Mare di Greenpeace- stanno sprecando milioni di dollari per un’attivita’ che non ha alcun significato economico e che oramai e’ al collasso”.

Infatti, l’ Institute for Cetacean Research e la Kyodo Senpaku, che curano rispettivamente la gestione “scientifica” e logistica del programma di caccia baleniera finanziato dal Giappone, “hanno appena annunciato la chiusura per debiti di ‘Yushin’ il principale ristorante baleniero”, segnala Greenpeace.

“Non c’e’ mercato per la carne di , nemmeno in Giappone- aggiunge Gianni’- a gennaio c’erano 2.800 tonnellate di carne di nei frigoriferi giapponesi, ora ce ne sono 4.200. La smettano di ammazzare balene e di sprecare soldi dei contribuenti giapponesi”.

Gli attivisti di Greenpeace Juniki Sato e Toru Suzuki sono stati arrestati dalla polizia giapponese dopo aver prelevato una scatola spedita da un membro dell’equipaggio della flotta baleniera. La scatola, che doveva contenere “cartone”, conteneva invece carne di balena di contrabbando per un valore superiore a 2.000 euro.

(continua…)


08  ago
31

I cacciatori di balene giapponesi attaccati da un loro ex-alleato

Inserita da Ale in: Approfondimenti alle 00:51 | Fonte: agireora.org

Shigeko Misaki, ex consulente dell’associazione dei cacciatori di giapponesi, consiglia di farla finita con la .

L’industria baleniera giapponese è alla ricerca sempre più disperata di ridicole ragioni per giustificare il massacro delle balene da un punto di vista ambientalista.

Prima hanno detto che devono uccidere le balene per proteggerle, perché le balene mangiano il pesce, e troppe balene mangiano troppo pesce e quindi alcune di loro finiscono per morire di fame. Che pensiero gentile da parte loro!

Poi hanno detto che le balene stavano consumando tutti i pesci degli oceani e dovevano essere messe sotto controllo prima che queste specie di pesci arrivassero all’estinzione. Che assurdità!

E ora il capo dell’Associazione della Pesca in alto mare Giapponese, Kunio Yonezawa, un ex commissario della IWC (la Commissione Internazionale sulle Balene) sta sostenendo che la caccia alle balene è “un’alternativa verde all’allevamento moderno”.

Sta anche sostenendo che “da un punto di vista ecologista è molto migliore, in termini di cambiamenti climatici, rispetto a mangiare gli animali terrestri, specie se si considerano gli allevamenti intensivi… Per produrre 1 kg di manzo si producono 18,4 kg di emissioni del gas serra CO2, mentre per produrre 1 kg di carne di si emettono 2,9 kg di CO2″.

Queste cifre sono ovviamente sospette, se si considera l’incredibile quantità di carburante diesel che la flotta baleniera giapponese consuma ogni anno, ma affermare che uccidere le balene contrasta l’effetto serra è al di là della definizione di ridicolo e rientra nella dimensione della pazzia più totale. E poi ovviamente c’è sempre l’opzione vegetariana.

Questo è stato davvero troppo per Shigeko Misaki, una ex consulente della Associazione Baleniera Giapponese e ex consulente dell’Istituto per la Ricerca sui Cetacei (ICR). E’ anche autrice della “Storia e Scienza delle Balene”.

(continua…)


08  ago
18

Lotta contro ambientalisti antibaleniere

Inserita da Ale in: News varie alle 10:33 | Fonte: ansa.it

La polizia giapponese ha richiesto e ottenuto un mandato di cattura per tre attivisti della , l’associazione ambientalista radicale che nel febbraio 2007 aveva spinto la baleniera nipponica Kaiko Maru a sospendere temporaneamente le attività di pesca nell’oceano Antartico. La richiesta d’arresto è stata presentata al tribunale distrettuale di Tokyo, e riguarda due cittadini statunitensi e uno britannico.

Ricevuto il parere favorevole, i tre attivisti, sospettati di aver causato danni al propulsore della baleniera e di aver lanciato lacrimogeni durante un’azione ravvicinata, saranno inseriti nella lista di ricercati internazionali. Mentre azioni di protesta da parte di gruppi ambientalisti hanno ripetutamente tentato di intralciare le baleniere nipponiche fin dal 2000, questa è la prima volta che la polizia decide di perseguire tali atti come veri e propri crimini, avendoli peraltro già definiti “azioni estremamente gravi, equiparabili al terrorismo”. Per il governo giapponese l’iniziativa della polizia è una ‘risposta naturale’:

“Credo che la comunità internazionale concordi con noi – ha detto il segretario di governo Nobutaka Machimura – sul fatto che non possano essere ammesse azioni di protesta in cui si arrivi a scontri fisici e al ferimento di persone”. A gennaio di quest’anno il confronto tra gli attivisti e la flotta nipponica aveva toccato l’apice con l’irruzione di due ambientalisti di Sea Shepherd sulla nave Yushin Maru 2, episodio che aveva costretto l’equipaggio di quest’ultima a sospendere le attività di pesca per un mese oltre a inasprire la polemica tra i governi di Tokyo e Sydney.


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